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Bahamas, here we come!

Sto diventando più prolissa, ne sono consapevole. Ma il mio è un tentativo di fermare nel tempo i ricordi, la sensazione di questo periodo, i giorni che si susseguono ricchi di bei momenti e di cose da fare, sempre uguali e diversi.

Il 13 Maggio partiamo la mattina presto da Porto Bahia con i nostri amici Andy ed Ellen. Abbiamo deciso di saltare Turks&Caicos, i fondali sono troppo bassi per noi e vorremmo sbrigarci per raggiungere il resto del gruppo. Dopo due giorni di navigazione, con vento di poppa ed andatura a farfalla, arriviamo a Mayaguana, la prima isola delle Bahamas. Il vento è calato e fa caldissimo. La baia ha un fondale veramente troppo basso per la nostra Lallona, quindi ci ormeggiamo nella parte iniziale e continuiamo il viaggio a bordo di Passat. Scendiamo tutti a terra perché l’ufficio immigrazione vuole assolutamente vedere tutto l’equipaggio di persona. Arriviamo al dinghy dock e camminiamo per una decina di minuti su quella che sembra essere l’unica strada, deserta e polverosa, di quest’isola disabitata. Abbiamo la sensazione di scioglierci al sole, non c’è un alito di vento, tutto sembra liquefarsi, anche l’aria sembra liquida ed oleosa.

Arriviamo al gabiotto dell’immigrazione e lì tiriamo un sospiro di sollievo: c’è l’aria condizionata. Ma che c’è anche il wifi? Si? È veramente il paradiso! Meditiamo di rimanere tutto il pomeriggio nel gabiotto. Lì ci accoglie una giovane donna vestita in modo elegante, il cui profumo arriva con forza fino a noi, mischiato con l’aria fresca del condizionatore. La signora inizia a scherzare amabilmente con Andy, sotto lo sguardo attento di Ellen. 

Espletate le procedure, usciamo dal gabiotto e rientriamo subito in barca, prima di scioglierci definitivamente al sole.

Anche in barca non c’è una bava di vento e ci rifugiamo su Passat a giocare ad un gioco di dadi tutto tedesco. Il giorno seguente ripartiamo per le Atklins Island e ci fermiamo in una piccola baia protetta. Il posto è idilliaco, la spiaggia bianca e deserta. Appena buttiamo l’ancora si avvicinano due bambini americani in kayak. Hanno l’età di Sofia e Sara, ci gironzolano intorno finché non li invito a salire. Non se lo fanno dire due volte, salgono subito in barca e cercano di scambiare due parole con Sofia e Sara, che li guardano con timore e diffidenza. “Mamma io questo bimbo che assomiglia ad un cartone animato quando parla non lo capisco” mi confesserà poi Sara. Ah l’ammericanno! 

 Siamo ancora senza vento, decidiamo quindi di fare un salto in spiaggia per esplorare un po’ l’isola e farci un bagno. I bambini americani decidono di seguirci, dei genitori… neanche l’ombra! In spiaggia facciamo una bella passeggiata fino ad una piccola capanna in legno, graziosa e curata. Dovrebbe essere un ristorante, ma il posto è deserto e sul vetro c’è un cartello “se avete bisogno di Derren, chiamate” Appena arriviamo alla capanna si alza una nube di zanzare che inizia a seguirci. Ci allontaniamo a passo spedito, ma non c’è niente da fare, le zanzare, forse a digiuno da troppo tempo, non hanno la minima intenzione di lasciarci stare. Per disperazione ci buttiamo tutti in acqua, bambini americani compresi, e le zanzare si mettono buone buone ad attenderci sulla spiaggia. 

Usciamo dall’acqua solo per rientrare in barca, e lì scopriamo con disapputo che le zanzare hanno scoperto Lallona e tutte allegre ci danno il benvenuto. Ci chiudiamo in barca e ceniamo dentro, per la prima volta da mesi di vita a bordo. 

Il giorno seguente, dopo una notte passata a litigare con le zanzare decidiamo con Andy ed Ellen di fuggire immediatamente da quel posto, e ci dirigiamo subito a Georgetown, nell’isola di great exuma.  

Le Exumas sono oltre 300 isole e Cays disseminate attraverso le bahamas centrali. La maggior parte delle isole sono deserte e remote, ma ogni ancoraggio ha la sua forte personalità. È l’immagine da sogno che tutti noi abbiamo dei Caraibi. Sono magnifiche, ed hanno veramente superato ogni nostra aspettativa. 

Sono poche ora le miglia che ci separano dai nostri amici e decidiamo con loro data e luogo dell’incontro. 

Gergetown, la città principale di Exuma, non è un granché, c’è un piccolo supermercato e qualche baretto. Ci spostiamo quindi a Stocking Island, proprio li davanti. Qui c’è un baretto che ci è stato raccomandato, il chat and chill. È una piccola costruzione sulla sabbia, con i muri ricoperti da magliette regalate da velisti di passaggio. Sulla spiaggia ci sono dei tavoli in legno, delle altalene di corda, ed un campo da beach volley. Ma la particolarità di questo posto sono le razze che nuotano a pochi centimetri dal bagnasciuga; si fanno accarezzare dai turisti senza alcun timore. Sono abituate probabilmente a ricevere dal vicino conchbar scarti di conch, il mollusco che vive nelle bellissime conchiglie della zona,  e quindi quando allunghi la mano nell’acqua loro si avvicinano in cerca di cibo, per poi giocare con la tua mano sul loro dorso. Tobi recluta subito un ragazzino locale e ci facciamo una partita a beach volley con Ellen. Non sono abituata a farmi prendere in giro da un ragazzino di 17 anni, ma credo che dovrò adattarmi presto a questa sana sfrontatezza da adolescente. 

Con Ellen assaggiamo il famoso Bahama mama, un altro rum punch un po’ modificato, con molto latte di cocco. In spiaggia Sofia e Sara incontrano nuovamente i bambini americani delle Atklins, ma questa volta accompagnati dal papà. 

La sera ci ritroviamo su Passat e dopo poco ci raggiunge anche Teo, il catamarano che avevamo conosciuto in Repubblica Dominicana. Teo, il bambino franco-turco, va subito su Lallona a giocare con le bimbe. Mentre chiacchieriamo amabilmente dell’olio turco vediamo spuntare una barchetta arancione con i due ragazzini americani e li spediamo subito su Lallona a giocare. 

Partiamo l’indomani per Dotham Cut, dove incontreremo finalmente i nostri amici. Decidiamo di navigare all’interno del bank, la profondità è poca ovunque qui e dobbiamo fare molta attenzione quando navighiamo, cercando di spostarci solo con l’alta marea e con un catamarano che ci indica la strada. 

L’acqua però è di un azzurro chiaro, sembra di navigare in una piscina. Per uscire seguiamo un percorso a zigzag, davanti a noi c’è Passat e ancora davanti vediamo un monoscafo, tutti in fila a seguire le linee a zigzag indicate dalla carta nautica. 

Usciamo dal bank nella parte nord, e subito vediamo temporali all’orizzonte. Il monoscafo che ci precedeva nel bank ci chiama via radio per sapere qual è la nostra strategia per il temporale. Guardo Peppe e gli chiedo perplessa “qual è la nostra strategia?” Gli diciamo che andiamo avanti, e che per qualsiasi cosa rimaniamo in contatto. Il temporale ci sfiora, ci prendiamo pioggia e vento, ma per fortuna non i temuti fulmini. Subito dopo torna il sole, e noi siamo quasi arrivati. Sentiamo via radio gli altri, dopo tante settimane è bello sentire nuovamente le loro voci.

Ci organizziamo già via radio per festeggiare la sera sul catamarano Gaia, ognuno porta qualcosa da mangiare e da bere.

Arriviamo nella baia subito dopo pranzo e veniamo accolti con strombazzamenti e clacsonate! Ci siamo riusciti, li abbiamo raggiunti! I ragazzi di Marlin ci guardano da lontano mentre ormeggiamo. Le bimbe mi chiedono se possono chiamarli per farli venire a giocare. “Aspettate, rifacciamo l’ormeggio perché l’ancora non tiene!” Sara mi richiede ancora “ora posso chiamarli?” Ma ripetiamo l’ormeggio una terza volta. Finalmente le bimbe possono chiamare Nils e Tom per radio. Dopo due minuti i ragazzi sono già a bordo, con Monopoli nel sacco ed un sorriso stampato sul viso. 

Io e Giuseppe passiamo velocemente a salutare tutti, siamo felici di averli ritrovati, ci sono mancati!

La sera ci vediamo su Gaia con Marlin, Passat, Mon Reve. Siamo un bel gruppo affiatato e la serata passa tra racconti e risate.

Siamo vicino all’isola di David Copperfield, ed il famoso mago ha fatto installare nel fondo del mare una statua di un pianoforte con una sirena, in acciaio specchiato. Sicuramente una bella attrazione, per qualche foto divertente ed insolita.

Il pomeriggio poi andiamo a giocare in spiaggia, a bocce e rachettoni. A quanto pare infatti le bocce sono un gioco amatissimo dai tedeschi, e ci ritroviamo quindi ad inseguire il boccino in lungo e largo.

Günter di Mon Reve decide di partire un giorno prima. È molto preoccupato dalla traversata per gli Stati Uniti, e vuole riprendere la corsa verso il nord. Gli altri ci confessano che lo hanno già salutato diverse volte, per poi ritrovarselo sempre vicino. 

Partiamo per Black Point, un piccolo villaggio più a nord. C’è Günter! Noi non scendiamo a terra e preferismo farci una amatriciana in barca. Il villaggio non è nulla di che, ci dicono, e conviene ripartire subito.

Con una bella veleggiata dentro le acque turchesi del bank arriviamo fino a Staniel Cay. Uno squalo nutrice fa capolino sotto la nostra barca per darci il benvenuto. Questa è la famosa spiaggia dei maiali, ed il giorno seguente partiamo ad esplorarla. Ci avviciniamo a riva con il dinghy e non vediamo maiali. Siamo la prima “imbarcazione” di turisti della giornata, forse dormono ancora! Ed è proprio così perché appena siamo vicini alla riva un maiale gigante si alza dal sonnellino ed entra in acqua. Ci viene incontro nuotando. Scendo al volo e mi porto dietro il pacchetto con le carotine che avevo preparato. Il maialone capisce tutto e mi punta. Si svegliano gli altri maiali e dopo poco siamo circondati! Dopo qualche momento di paura, prendiamo confidenza, sono molto simpatici! Ci sono anche svariati cuccioli, che ancora non si avventurano in mare. Dopo poco ci raggiungono tutti in spiaggia e tra risa e stupore rimaniamo una buona mezz’ora a giocare. È sicuramente uno spettacolo divertente e piacevole, ma non riesco a levarmi la sensazione che alla fine è un circo all’americana.

Il pomeriggio andiamo a vedere la grotta “thunderball” dove è stato girata una scena di un film di 007. C’è alta marea e l’ingresso alle grotte è ancora coperto interamente dall’acqua. Dato che ci sono anche bimbi piccoli tra noi, preferiamo non avventurarci subito e decidiamo di andare prima al piccolo moletto a vedere gli squali nutrice. C’è infatti un piccolo chioschetto proprio di fronte al molo dove alcuni locali puliscono il pesce e buttano gli scarti in mare. Gli squali aspettano tutti insieme, pronti ad agguantare un boccone prelibato. Sono tantissimi, uno ammassato sull’altro. È facilissimo toccare il dorso ruvido, ma per me sono troppi e troppo affamati per infilare una mano nell’acqua. 

Ritorniamo a vedere la grotta di 007, ora uno degli accessi è fuori dall’acqua. All’interno la luce filtra da un’apertura in alto e il colore dell’acqua è di un turchese intenso. Ci sono diverse aperture sotto l’acqua attraverso le quali i bimbi si divertono a passare infinite volte, come dentro ad un parco di divertimenti naturale. Nuotiamo tra numerosi pesci colorati che non sono affatto spaventati dalla nostra presenza e ci guardano con curiosità. Probabilmente per loro siamo l’ennesimo gruppo di turisti in visita, sanno che siamo innoqui, solo un po’ fastidiosi e chiassosi.

Ritorniamo in barca tutti allegri e soddisfatti e finiamo la serata da Marlin, per l’ennesimo aperitivo insieme. 

Dopo Staniel Cay ci muoviamo con Passat e Gaia ancora verso nord. Mon Reve e Marlin sono partiti prima, quatti quatti. Veleggiamo ad ovest di exuma, nel reef con una profondità tra i 5 e i 6 metri ed un vento al traverso di 15 nodi. Sono condizioni ideali per veleggiare, il mare nel reef è calmissimo e noi viaggiamo tra i sette e gli otto nodi, sempre con i due catamarani davanti a noi per controllare la profondità. Arriviamo all’ingresso del canale dove viriamo di 90 gradi, ritiriamo le vele e percorriamo uno stretto passaggio in cui la profondità massima è di 2,5 metri in alta marea. Siamo proprio al limite per la nostra Lallona che pesca 2,3 metri!! Io rimango a prua per controllare il fondale. Il posto è magnifico, l’acqua è di un colore incredibile, le varie profondità regalano variazioni di colore che vanno dal bianco al turchese più intenso. Si dice che qui ci sia l’isola di Johnny Depp, ma noi, con grande disappunto non lo incontriamo. 

Dopo pranzo andiamo tutti insieme a fare snorkeling, lasciamo Lallina con Lallona e saliamo sugli altri dinghy. Il primo spot che visitiamo è l’acquario, chiamato così perché la quantità di pesci è paragonabile a quella di un acquario. Si tratta infatti di un piccolo angolo tra le rocce che rimane protetto dalle forti correnti e i pesci si fermano qui per riposare un pochino. Nuotare attorno alle rocce è impossibile perché la corrente è troppo forte. Riprendiamo quindi il dinghy e ci dirigiamo nella baia dietro l’angolo. Qui terra e mare si susseguono e l’acqua è talmente bassa che in alcuni punti, proprio in mezzo alla baia, si forma con la bassa marea una piccola isoletta di sabbia. Rimaniamo un po’ a raccogliere conchiglie e fare foto e poi ripartiamo ad osservare un piccolo aereo sommerso, ricoperto di coralli e di pesci. Rientriamo in barca e tutti i bimbi rimangono su Lallona a giocare.

Il giorno seguente Günter decide di partire per il parco di Warderick da solo un giorno prima. Noi lo raggiungeremo il giorno successivo. Decidiamo tutti insieme di andare a vedere le grotte di Rocky Dundas. Gaia e Marlin vogliono andarci in dinghy, mentre per noi con la nostra Lallina poco potente sarebbe troppo lungo dato che sono 3 miglia, quindi decidiamo di andarci in barca, insieme a Passat che ci controlla i fondali. Su insistenza delle ragazze ci portiamo anche i marlinini. Arrivati davanti alle grotte ci rendiamo conto che c’è tanto mare ed alta marea, e non solo vedere le grotte in queste condizioni non è auspicabile, ma il tragitto in dinghy è anche troppo difficoltoso. Chiamiamo alla radio gli altri per dissuaderli dal venire e decidiamo di reincontrarci dopo poche ore nella baia da dove siamo partiti. Durante il tragitto abbiamo incrociato alcuni amici tedeschi di Andy ed Ellen, che viaggiano su JOIA, un catamarano gigante di 58 piedi. Sono molto simpatici, sembrano Barbie e Ken a cinquant’anni. Insieme a loro decidiamo di andare nella vicina Bubble Bath, dove le onde giganti dell’oceano si infrangono sugli scogli creando schiuma e spruzzi che si riversano nell’adiacente piscina naturale. I bimbi sono in visibilio, io invece mi prendo un bel riccio di mare sul piede. Mi ci mancava proprio! 

Il giorno successivo ci spostiamo al famoso Warderick National Parc, il primo parco di ripopolamento marino al mondo.

Nel parco c’è una profondità di 2-3 metri, tutte le barche sono alla boa disposte lungo un canale che costeggia ampi tratti di banchi di sabbia. Il panorama è incredibile, di una bellezza da togliere il fiato. Ci ormeggiamo alla boa, e proprio vicino a noi c’è un reef dove fare snorkeling. Andiamo subito a vedere, ma non vediamo moltissimo, qualche squaletto e qualche tartaruga ma pochi pesci e coralli.

Attorno alle barche nuotano spesso squali nutrice e squali limone, i bimbi si divertono a guardarli dall’alto. 

La sera c’è un aperitivo in spiaggia organizzato dal parco, con tutte le barche. Ci sono quasi eclusivamente barche americane, noi europei destiamo sicuramente curiosità, e restiamo fino a tardi a parlare. 

L’indomani, dopo aver finito i test dell’ultimo modulo di scuola con le bimbe, la giornata passa pigra tra uscite di snorkeling, giochi sulla spiaggia e cinema serale da Gaia. Ci vediamo “the green book” tutti seduti in pozzetto, sgranocchiando il popcorn preparato da Günter e Gabi. I tipi nel film parlano a volte un italiano-americano improbabile e ridiamo tutti quando confessiamo che noi leggiamo i sottotitoli in inglese per capire! 

La spiaggia principale del parco ha uno scheletro di balena in bella mostra. I bimbi rimangono affascinati a guardarla ed a giocare con le sue ossa. Ci sono anche due tavoli, e non resistiamo alla tentazione di organizzare una cena in spiaggia per la sera successiva. Nel frattempo ci ha raggiunti anche Joia, e siamo tutti andati a salutarli ed a conoscerli. Non poteva mancare ovviamente la visita al catamarano, un bellissimo Priviledge  58 un po’ datato ma ancora molto elegante, con una cabina armatoriale che lascia tutti a bocca aperta! 

Il giorno dopo Günter decide di partire e spostarsi più a nord. Ormai non gli diciamo più nulla, lo salutiamo nuovamente, sicuri di ritrovarlo dopo qualche giorno. 

Noi invece andiamo a fare snorkeling in un posto magnifico, e ci ritroviamo tra coralli multicolori, tartarughe, squali nutrice, pesci angelo e moltissimi altri pesci colorati. Poi, subito dopo lo snorkeling, andiamo in visita alla collina di BoBo, santuario dei velisti che lasciano un ciocco di legno o una conchiglia con il nome della barca come buon auspicio. Abbiamo anche noi le nostre conchiglie ed i nostri pezzi di legno con le scritte, e partiamo tutti felici. Ma sbagliamo strada, e ci ritrovismo dentro una laguna bellissima piena di mangrovie. Ritorniamo al punto di partenza e decidiamo di riprovarci il giorno successivo, dato che di lì a poco ci ritroviamo in spiaggia per la cena.

Ho preparato in gran fretta le lasagne, e devo dire che una volta in spiaggia il banchetto è ricchissimo. Christopher ed Ellen di Joia si presentano con la musica anni 80 e con la pina colada fatta da loro, con tanto di calici di vetro e cigliegina rossa. Che stile ragazzi!

Mix mi regala degli orecchini creati da lei (www.maria-xuan.com) che devo dire piacciono tantissimo sia a me che a Sofia! 

Durante i discorsi si parla sempre di più del ritorno, noi, insieme a Passat stiamo monitorando il vento per andare su negli Stati Uniti. Lasceremo la barca nella stessa marina, e siamo i primi a dover rientrare. Siamo pronti per ripartire, avremmo solo bisogno di acquistare frutta e verdura fresca.  L’idea è quella di andare direttamente verso Chesapeake Bay, vicino Washington, e sfruttare la corrente del golfo che ci dovrebbe regalare qualche nodo di velocità in più.

Lasciamo Warderick Wells, a malincuore, il giorno successivo, non prima di essere andati sulla cima di Bubu hills ed aver lasciato i nostri ricordi con i nomi delle barche insieme a quelli di tantissimi altri velisti che sono passati di qua negli anni. 

Il posto è uno di quelli in cui ti riprometti di tornare, anche se il mondo è immenso e la vita troppo breve. 

Ripartiamo per Shroud Cay, dove ritroviamo Günter. Io appena abbiamo ormeggiato mi tuffo in acqua per controllare l’ancora. Accanto a noi c’è Marlin e penso che sarebbe carino da parte mia controllare anche la sua ancora. Mentre nuoto verso Marlin Alf mi chiama e mi dice che in acqua c’è uno squalo toro. “Vieni da noi e poi ti riaccompagnamo noi in barca con il dinghy” “stai sherzando vero?” Gli chiedo. Lui mi risponde deciso “No non scherzo”. Sento in quel momento Giuseppe che urla “Paolinaaaa torna subito in barca, c’è uno squalo”.

In quell’istante mi immagino di avere l’animale a pochi metri da me, con le fauci spalancate. Mentre nuoto più veloce che posso, penso alla sensazione che si prova ad essere azzannati ad una gamba da uno squalo. Per fortuna non lo scopro perché arrivo da Marlin. A quanto pare qualcuno con il motoscooter ha fatto il giro delle barche per avvisare di non fare il bagno perché c’era uno squalo toro nella zona. Ed io arrivo con le gambe che mi tremano, stava lí proprio dietro di me!!! No, non proprio, sto squalo toro non l’ha visto nessuno. Meglio così.  

Beh per riprenderci dallo spavento e salutare Günter che questa volta proprio se ne va ci ritroviamo al tramonto da Gaia. Sì, lo so, ancora un aperitivo che forse non vale la pena menzionare, ma la mia cronaca è un tentativo di trattenere quelle sensazioni e quei ricordi. Quella voglia di stare insieme, di discutere della veleggiata fatta, dei piani per i prossimi giorni che ovviamente cambiano di continuo, il prendersi in giro con tranquillità e benevolenza, un sentirsi uniti nonostante i pochi mesi di frequentazione.  

Mentre scrivo ripercorro quei momenti con la mente e cerco di ricordarmi perché siamo andati a Shroud Cay. L’ancoraggio non era bellissimo e con gli squali toro in giro era difficile farsi una bella nuotata. Poi mi viene in mente la bellissima passeggiata nel canale di mangrovie, con l’acqua azzurra sotto di noi ed il verde delle mangrovie ai nostri lati. Ci mettiamo una ventina di minuti per attraversare il fiume con i nostri 4 dinghy, e arriviamo davanti all’oceano. Alla foce del fiume c’è una spiaggia e se ti butti dalla parte dell’oceano la corrente ti riporta subito nel canale. Passiamo un bel po’ di tempo a giocare così, poi i bimbi iniziano una lotta in acqua a cavacioni e gli adulti si uniscono subito. Lo spettacolo non è molto edificante ma ci divertiamo un mondo! 

In mattinata Giuseppe prepara un piccolo video per salutare gli amici. Può darsi infatti che domani ci dividiamo. La sera dopo cena su Lallona va in onda il “Carribean Logbook”, una piccola sintesi fotografica dei 6 mesi ai Caraibi.

Il giorno dopo alla fine non ci separiamo, non c’è il vento giusto per fare la traversata fino agli stati uniti ed andiamo a vedere insieme un altro aereo sommerso, questa volta appartenuto al trafficante di droga Escobar.

Per la sera cambiamo ormeggio e facciamo tutti una nuotata in spiaggia. Decidiamo di andare tutti a Nassau ed aspettare le buone condizioni meteo. Da lì ognuno poi prenderà la sua strada. E poi, c’è anche Günter che ci aspetta a Nassau per l’ultimo addio.

Siamo quasi alla punta settentrionale di Exuma, per arrivare a Nassau dobbiamo percorrere il Coral Garden all’iterno del reef. Il nome non promette bene e io passo infatti il mio tempo a prua a dare indicazioni a Giuseppe. I fondali sono talmente bassi che guardare il mare è piacevole. Poi però devo cercare di capire se quella macchia scura è solo erbetta nella sabbia o un corallo minaccioso che potrebbe farci male. Ogni tanto chiedo a Peppe di virare all’ultimo minuto proprio perché un corallo mi sembra troppo in superficie.

Nassau ci accoglie in tutto il suo squallore, ci ormeggiamo nella parte nord-occidentale dell’isola, tra la capitale e Paradise Island. Il distacco non potrebbe essere più netto, Paradise Island è l’isola resort di lusso con alberghi, piscine, casinò, cinema ed un acquapark tra i più grandi al mondo. Dall’altra parte invece c’è un piccolo villaggio caraibico un po’ trasandato e sporco, in cui la ciminalità è tra le più alte dei Caraibi. E dietro di noi, 5 navi da crociera enormi. Nassau infatti è la base di partenza per tutte le crociere dei caraibi. 

Con Peppe decidiamo di partire il prima possibile. Il vento è morto completamente, ma smotorando possiamo arrivare alle Berry Islands e goderci ancora un piccolo angolo di paradiso prima di affrontare il viaggio verso la costa americana. Gli amici ci convincono a ritardare la partenza almeno di un giorno, possiamo cenare tutti insieme il giorno dopo per una vera serata d’addio. Ovviamente ci ripensiamo e rimaniamo a Nassau. Alf e Micha di Marlin hanno promesso ai ragazzi di portarli ad Acquaventure, il parco acquatico che si trova all’interno di Atlantis. Dopo tanto cercare trovano il deal perfetto: se dormono una notte in un hotel convenzionato hanno l’accesso al parco per due giorni, per un totale di 300 dollari. L’ingresso al solo parco per un giorno invece costa più di 500 dollari. Con Peppe ci riflettiamo bene: noi invece abbiamo promesso alle bimbe di andare in un parco divertimenti in Florida, ma rischiamo di essere veramente stretti con i tempi visto che siamo bloccati dal meteo. Chiediamo alle bimbe quindi di decidere e loro non ci pensano neanche mezzo secondo: si va ad Atlantis! Scegliamo il giorno in cui non ci sono navi da crociera in città e prenotiamo. Anche Gaia è dei nostri, Günter invece parte per il nord e Passat ci mette un po’ a farsi convincere ma poi si decidono: Ellen festeggia il suo compleanno in quei giorni e preferisce stare con tutti noi. Sarà un compleanno atipico! 

Atlantis è un mondo completamente finto, fatto apposta per il consumo ed il divertimento. Acquari giganti con squali, tartarughe, razze e mante ti accolgono all’ingresso. Viene da pensare se abbia senso tutto questo, a pochi passi dal mondo vero in cui riesci a vedere questi animali nel loro habitat naturale. Qui tutto è facile, c’è solo un vetro che ci separa da tutto quello che abbiamo visto, con fatica e stupore, in tanti mesi. Ma la sensazione che hai quando in acqua trovi un piccolo amico da osservare, quella ad Atlantis non c’è.

I due giorni ad Atlantis sono una vacanza nella vacanza, divertimento allo stato puro, senza pensieri, senza preoccupazioni. Sono l’adrenalina dopo uno scivolo ripidissimo, le risa durante la battaglia con le ciambelle, i bambini che convincono i genitori a fare ancora un altro giro con loro. Sono gli occhi di Lulu quando riceve i regali inaspettati per i suoi quattro anni festeggiati in anticipo, o l’affetto di Andy quando propone un brindisi per il compleanno della moglie Ellen. Ma sono anche il costante pensiero in sottofondo che i giorni sono finiti, il magone che arriva quando ci salutiamo al dinghy dock con la promessa di rivederci presto. La malinconia che sopraggiunge, inesorabile, quando qualcosa di speciale finisce. Il giorno dopo infatti Gaia rimarrà a Nassau mentre noi ci spostiamo ancora più a nord, nelle Berry Islands, per una notte solamente. Alle Berry Islands salutiamo anche Alf, Micha, Nils e Tom di Marlin. Con loro è iniziata l’avventura, a Las Palmas, seduti allo stesso tavolo durante il family barbecue organizzato dalla ARC in un novembre che mi sembra ora lontanissimo.

qui tre video:

Dancing with the cats

Amazing Bahamas

Caribbean Logbook (mandami un email se lo vuoi vedere e ti mando l’accesso!)


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