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Puerto Rico e Repubblica Dominicana!

Eccomi nuovamente con il mio diario di viaggio. Avevo raccontato fino alla partenza dei Frenna ed il saluto ai nostri amici di Tortola II. Continuo adesso con un nuovo capitolo, in cui visitiamo due isole che inizialmente non rientravano nei nostri piani. Ma, si sa, i piani sono fatti per essere cambiati.

Partiamo di mattina presto da Tortola per Puerto Rico e dopo una bella veleggiata con il vento in poppa arriviamo all’ora di pranzo nella piccola isola di Culebra, nella parte occidentale di Puerto Rico. Siamo negli stati Uniti,  non si scherza con le procedure di immigrazione. Quindi, dopo aver chiamato al telefono l’ufficio immigrazione ed aver annunciato il nostro arrivo, andiamo subito in areoporto per terminare le procedure. Appena arrivati lí un ufficiale ci accoglie dicendo: “siete quelli di Lallona? Abbiamo un problema, mi hanno informato che non avete il passaporto timbrato per l’ESTA, siete entrati da clandestini!”.  “Come no, rispondo io, siamo andati nelle USVI apposta!” “Ah meno male”, risponde lei “mi avete svoltato la giornata. Vi avrei dovuto far pagare 500 dollari a persona e tenervi qui fino al pagamento!” Dopo l’inizio un po’ aggressivo la donna si rivela disponibile ed amabile e risolviamo tutto in pochi minuti, con in tasca il nostro Cruising Permit di un anno per gli Stati Uniti, con il quale possiamo navigare nelle acque del Nord America. 

Sono le 4 del pomeriggio e non abbiamo ancora pranzato. Ci infiliamo nella pizzeria che ci ha consigliato l’ufficiale e pensiamo sorridendo ai turisti di piazza Navona che si mangiano un piatto di pasta alle quattro del pomeriggio.

 La pizza è decente, ma ormai i nostri standard si sono abbassati, l’operazione più difficile si rivela quella di far uscire Giuseppe e le bimbe da quel posto, a causa di un wifi troppo veloce.

Ritorniamo in barca ed il giorno successivo, dopo esserci fermati per un bagno ed un rapido pranzo in una bella baia di Culebra, continuiamo verso l’isola di Puerto Rico. 

I nostri amici che ci precedono lungo il tragitto e che sono già’ passati da qui due settimane fa, ci hanno consigliato di fermarci ad Isleta Marina, e da lì affittare una macchina per visitare l’isola. Ma il posto è veramente desolante e noi siamo ormeggiati davanti ad una piccola marina di un’isoletta a poche miglia dalla costa. Per affittare la macchina dovremmo quindi prendere un piccolo ferry che ogni ora trasporta qualche anima isolata da una parte all’altra. Proprio non ci piace l’idea di rimanere qui ed il giorno dopo quindi decidiamo di andare direttamente nella capitale di Porto Rico, San Juan. Veleggiamo tranquillamente con le vele a farfalla nelle acque del’oceano atlantico, costeggiando Porto Rico. In lontananza riconosciamo San Juan, grandi grattacieli svettano sul mare, per poi lasciare il posto a case sempre più piccole e colorate. Siamo quasi arrivati all’ingresso della baia del porto e ci godiamo il panorama delle case colorate che si affacciano sul mare.  Proprio prima di entrare nella baia ritiriamo le vele, ma abbiamo qualche momento di panico perché non riusciamo a chiudere il fiocco e ci sono 20 nodi di vento e onde di 3 metri. Si è incastrato il rollafiocco, ma per fortuna la questione si risolve e poco dopo ci ormeggiamo davanti alla marina di San Juan, tra i palazzi e le strade. Ci facciamo un veloce giro nella bellissima città vecchia e pranziamo nuovamente fuori orario in un piccolo ristorante messicano tutto per noi. Le bimbe scoprono i tacos e se ne innamorano perdutamente. 

Il giorno seguente andiamo a vedere la foresta pluviale e ci facciamo una bella passeggiata sotto la pioggia. Arrivati in cima siamo soddisfatti del nostro successo, ma veniamo accolti da un’enorme un’antenna di ricezione che rovina il fascino del luogo ed il sapore dell’avventura. Ma per fortuna le nubi si diradano e tutta Puerto Rico si rivela ai nostri occhi. Ci godiamo il panorama, in cui si vedono i due mari a nord e a sud dell’isola. 

Dopo la foresta pluviale visitiamo anche la vecchia città di San Juan, il secondo insediamento creato dagli europei nelle Americhe nonché la più antica città sotto giurisdizione statunitense.  È un vero piacere camminare per le vie della pittoresca cittá vecchia, tra edifici coloniali e negozi moderni. Visitiamo la vecchia fortezza di El Morro, il forte spagnolo più antico del nuovo mondo. Le sue mura si ergono imponenti sulle acque dell’Atlantico. Per una volta vediamo l’oceano da un’altra prospettiva, e da qui sembra molto più minaccioso di quando invece ci si trova tra le sue onde. 

A pranzo mangiamo in un piccolo ristorante locale dove i clienti siedono tutti insieme attorno ad un bancone. La cameriera sorridente ci illustra i piatti del giorno e ci suggerisce cosa prendere dopo essersi consultata con la cliente nostra vicina. Poi commenta con gli altri avventori i fatti del giorno, in particolare i funerali del governatore della città.

Mangiamo il tipico mofongo con arroz e habicuelas, platano cucinato con carne, riso e fagioli. Molto buono ma forse aveva ragione il nostro vicino che diceva che era troppo pesante per pranzo!

San Juan è un posto molto affascinante, che ci stupisce positivamente. Approfittiamo della vita cittadina e dell’ambiente americano per fare un po’ di shopping. Giuseppe si regala un nuovo inseparabile amico, un iwatch che lo comanda a bacchetta: “respira” “alzati” “muoviti”. E Peppe esegue. Devo studiare da vicino quest’oggetto per carpirne i segreti! Nel frattempo siamo sempre in contatto con i nostri amici velisti Gaia e Marlin, che vorremmo raggiungere al più presto. Ma loro continuano a salire verso Nord. Ormai sono quasi nelle Bahamas e raggiugerli ci sembra sempre più difficile. Passat II è l’unico catamarano rimasto indietro come noi, sono ora nella parte meridionale dell’isola mentre noi ci troviamo sul lato settentrionale. Ci mettiamo quindi d’accordo con loro per andare nella Repubblica Dominicana insieme. Partiamo il 4 maggio, abbiamo 210 miglia da fare. Ma il vento è buono e la nostra Lallona va veloce. È da tanto che non passiamo una notte sotto le stelle, e tutto sommato ne siamo contenti. Decidiamo di fare dei mini turni da 60 minuti, e ne rimaniamo soddisfatti. Svegliarsi dopo 60 minuti non è facile, ma ci sono solo altri 60 minuti che ti separano dalla prossima lunga dormita!!

Mentre arriviamo nella baia di Samana, nella Repubblica Dominicana, vediamo da lontano il parasailor rosso di Passat II. Siamo arrivati praticamente insieme, coordinamento perfetto. 

L’arrivo a Puerto Bahia mette tutto l’equipaggio di buon umore. In banchina Passat II ci accoglie con un gran sorriso e due birre fredde. Le bimbe corrono subito ad esplorare la bellissima marina, situata all’interno di un resort con piscine, campi da tennis e sala fitness. Una vera coccola per noi, che non tocchiamo una marina da diversi mesi. In più le procedure d’ingresso che espletiamo direttamente in marina si rivelano semplici e veloci.

Moment di relax

Il pomeriggio lo passiamo nella bellissima piscina davanti al mare, in totale relax.

Ci hanno tutti raccomandato di andare a vedere il parco naturale di Los Haitises, nella parte sud della baia di Samana. Decidiamo di andare subito, e lasciamo l’esplorazione della penisola di Samana ai giorni successivi. 

Lasciamo quindi la marina il giorno successivo al nostro arrivo, dopo pranzo, e dopo poche ore ci ritroviamo ormeggiati in un mare verde smeraldo,  accanto a formazioni calcaree ricoperte di rigogliosa vegetazione subtropicale. Il parco infatti ospita oltre 700 specie vegetali, tra cui 4 tipi di mangrovie. Sopra le nostre teste volano moltissimi uccelli di svariate tipologie.

Los Haitises è un paradiso incontaminato, in cui si possono  visitare diverse grotte che venivano utilizzate dagli abitanti come rifugi. Navigando nei fiumi di acqua salata  creati dalle mangrovie si arriva ad alcuni piccoli pontili abbandonati. Lasciamo il tender e dopo qualche metro nella foresta troviamo le grotte, grosse aperture nella roccia calcarea. 

Passiamo due notti in questo paradiso in cui il silenzio più totale è interrotto dal solo canto degli uccelli. Un posto senza tempo, che ritrovi ora probabilmente uguale a come era 500 anni fa. I tuoi occhi vedono quasi solo verde e azzurro, in tutte le loro variazioni, e solo il tramonto tinge tutto di rosa ed arancione, sciogliendo l’armonia e l’equilibrio di poco prima in un languido sentimento di ammirazione per la bellezza che hai di fronte. 

Al ritorno verso Porto Bahia ci fermiamo in una spiaggia costeggiata da palme di noci di cocco. Non resistiamo alla tentazione di prenderne qualcuna. La spiaggia però è ricoperta di plastica: bottiglie, vecchie scarpe ed oggetti sbiaditi dal sole e dal mare. Su una palma un cartello rivela la rabbia di chi in quei luoghi ci vive, e subisce l’inquinamento trasportato  dal mare : “pagherete per tutti i danni”. 

Dopo la bellezza del parco naturale il monito ci arriva con tutta la sua violenza. Quello che abbiamo visto qui, il paradiso senza tempo, non durerà, perché noi lo stiamo consapevolmente distruggendo. “non mi interessa, non mi riguarda” dice l’uomo per strada. Invece riguarda tutti noi perché quello che succede da qualche parte lontana provoca qualcosa a casa tua. Probabilmente siamo già condannati, ma la posta in gioco è troppo alta per non provarci nemmeno. 

Ritornando alle noci di cocco, Sara si arrampica con coraggio sul tronco inclinato di una palma e “ruba” due noci fresche fresche. 

Ripartiamo per Puerto Bahia e la sera facciamo un giro nel desolato paese di Samana, che si popola di turisti per qualche mese l’anno durante la stagione delle balene. Qui infatti è molto facile, se non certo, vedere le balene che transitano nella baia da Gennaio a Marzo.

Nel paese troviamo per caso la pizzeria di un italiano, con cui ci mettiamo a parlare amabilmente. La sua storia è quasi nota a tutti noi: in cerca di avventura, è partito da Napoli per la Repubblica Dominicana. Ha aperto un bar, proprio quel bar sulla spiaggia dei sogni di tutti, che ha avuto un discreto successo. Si è sposato con una dominicana ed ha avuto un figlio. Poi l’età è avanzata, i suoi occhi si sono ricoperti di un velo di malinconia e la domenicana se n’è andata. Lui ha venduto il bar e ha aperto una pizzeria, cercando di rispolverare il suo sogno con un progetto più grande. Ora la sera delizia i clienti con il suo karaoke di canzoni di Renato Zero e con una pizza davvero buona.  Il velo di malinconia sugli occhi però ancora rimane. 

Il giorno seguente noleggiamo una bella macchina per 8, ed insieme a Andy, Ellen e Toby, i nostri amici tedeschi di Passat, decidiamo di fare qualche escursione nell’isola. Andiamo a vedere le cascate di El Limon, accessibili dopo una bella passeggiata nella campagna che noi decidiamo di fare a cavallo.

I nostri cavalli!

I cavalli che ci forniscono sono tutti un po’ scalcagnati, Sara finisce con uno molto docile che si chiama cappuccino mentre a Giuseppe tocca un cavallo che si chiama, a ragione, Violento.  Io invece mi becco una mula. La passeggiata risulta ripidissima e piena di grandi massi. Le povere bestie faticano a non scivolare giù e noi sopra di loro siamo tutti un po’ terrorizzati. Il cavallo di Andy fa uno scivolone e noi tutti dietro di lui tratteniamo il fiato. Per fortuna si riprende e continuiamo la camminata.

Rispetto alle cascate di Dominica che abbiamo ancora ben impresse nella mente, questa non è nulla di eccezionale, il ragazzo che ci accompagna ci spiega che questa è la stagione secca e quindi la cascata è meno abbondante del solito

El Limon
la piscina della cascata El Limon

Ci sono due piccole piscine d’acqua alla base delle cascate e decidiamo di farci un bagno nella più pulita. L’acqua è cristallina e ghiacciata, ma il bagno è piacevole dato che siamo tutti molto accaldati. Dentro il laghetto ci sono i pesciolini mangiapelle, quelli che in Thailandia per pochi baht ti fanno un bel peeling del piede. Qui invece il peeling è gratuito, e le bimbe non riescono a trattenere le risatine per il solletico dei pesci.

Dopo essere sopravvissuti anche al ritorno a cavallo, partiamo per Las Terrenas, che ci viene descritta come la Saint Tropez della Repubblica Dominicana. Invece il posto è molto squallido e turistico e ne rimaniamo un po’ delusi. Pranziamo in un piccolo chioschetto sul mare, in una zona in cui i chioschetti si susseguono l’un l’altro e le cameriere cercano di attirare i clienti di passaggio, in perfetto stile di Montmatre a Parigi.

Il giorno dopo Giuseppe rimane in barca con Andy per alcune riparazioni in testa d’albero su Passat II. Io ed Ellen prendiamo la macchina ed andiamo a Samana a fare shopping. Ci portiamo dietro Tobias, il figlio diciassettenne di Ellen, che sprizza gioia da tutti i pori per essere stato svegliato all’alba. 

Samana è un po’ caotica, sembra  Napoli. Ellen mi guarda stupita mentre guido disinvolta tra i motorini che sfrecciano a destra e sinistra. Tobi le ricorda che sono cresciuta a Roma e io la rassicuro dicendo che è tutto sotto controllo. Il mercato della frutta è coloratissimo, i prezzi sono ottimi e la gente molto amichevole e disponibile. Appena la commerciante capisce che sono italiana mi mette davanti al naso un cespo di basilico e mi dice “pesto pesto, muy bueno”. Basilico, che lusso! 

Il mercato di Samana

Mentre io ed Ellen girovaghiamo divertite tra i banchi e contrattiamo con i mercanti locali Tobi si mette a parlare con un ragazzo del luogo. Bastano pochi minuti e si crea l’intesa, si scambiano i profili su snapchat e si chiamano “Bro”. Tobi è un tedesco atipico, fa amicizia con chiunque, con una naturalezza invidiabile. In pochi mesi di viaggio tra i caraibi ha conosciuto persone di tutti i tipi, dal figlio di pescatori di St. Lucia al megamigliardario di St. Barth. Ma per lui sono tutti “Bro”. La mamma dice, giustamente, che lui è quello che conosce i caraibi meglio di tutti noi perché si è veramente mischiato con le persone locali. Ha 17 anni. 

Rientriamo dalla spesa giusto in tempo per aiutare un catamarano che sta entrando in marina. A bordo c’è una famiglia tutta sorridente che saluta tutti e ringrazia. Il pomeriggio li rincontriamo e accompagnamo con la nostra machina il capitano a ritirare i soldi al bancomat, altrimenti non riesce a terminare le procedure di immigrazione. Hanno un figlio dell’età di Sara che frequenta la sua stessa classe del CNED. Ci confrontiamo un po’ sull’andamento e sulle lezioni. Quando rientriamo in barca le bimbe stanno già giocando con Teo, e tutti insieme vanno nella sala sport a fare ginnastica. 

La sera ci ritroviamo tutti su Passat per un aperitivo. Abbiamo infatti conosciuto una coppia di italiani in pensione che naviga nelle bahamas da 8 anni, per poi rientrare a Milano nella stagione degli uragani. Si sono offerti di darci alcune informazioni e di dirci quali sono i posti più belli. Passiamo quindi una bella serata su Passat parlando delle prossime baie che andremo a visitare. 

Partiamo il giorno seguente per le Bahamas, ci aspettano 2 giorni interi di navigazione. Puerto Rico e la Repubblica Dominicana ci hanno proprio stupito ed affascinato ma ora è arrivato il momento di raggiungere i nostri amici alle Bahamas! 

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