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Un mese nelle British Virgin Islands

È il 28 Marzo. Partiamo da St. Martin insieme a Mon Reve e Marlin quando è ancora buio,  e arriviamo a Virgin Gorda nelle British Virgin Islands verso le 15.00. Lì ci aspetta già il catamarano Ladiala, e ci ritroviamo tutti da loro per un aperitivo davanti alla bellissima spiaggia di Valley Trunk Bay per aggiornamenti sulle procedure di ingresso e sui programmi dei giorni successivi. 

Le BVIs sono un arcipelago di isole molto vicine tra di loro e sono quindi la meta perfetta per i vacanzieri in barca a vela. Il numero di charter qui infatti è incredibile, non siamo più abituati a questo affollamento! 

L’indomani, dopo l’ingresso nel paese, rimaniamo per qualche ora a giocare con le onde e la sabbia sulla splendida spiaggia. I bambini si fanno trasportare con violenza a riva dalle onde, per poi ritornare nuovamente in mare e ripetere il gioco all’infinito. Dopo un po’ li raggiungiamo, e ci lasciamo anche noi lasciare andare alla potenza del mare. Poi ritorniamo in barca, e passiamo ore ed ore a levarci la sabbia dai capelli!!

Ondate di divertimento!

Il mare agitato però scuote un po’ troppo anche la nostra Lallona, quindi con Marlin decidiamo di partire verso il nord di Virgin Gorda.  Ci fermiamo per qualche notte a Eustachia Sound, un piccolo angolo di paradiso in cui il fondale è veramente basso. La baia è deserta e ricoperta di barriere coralline. Facciamo molta attenzione quando entriamo, io sto a prua a controllare a vista il fondale mentre Saretta legge il profondimetro a Giuseppe. 

Ancoriamo in pochi metri d’acqua e ci raggiungono dopo pochissimo Marlin, Mon Reve e Passat. Passiamo lì qualche giorno tutti insieme ad esplorare gli incredibili fondali, i primi veramente interessanti da quando siamo nei Caraibi. Sotto la nostra barca ci facciamo subito due amiche: sono due aquile di mare, che nuotano  elegantemente  noncuranti della nostra presenza. Mentre le bimbe fanno i compiti le vedo fare capolino sotto di noi e mi tuffo immediatamente per osservarle da vicino. Poi chiamo Giuseppe e le bimbe, che abbandonano quello che stavano facendo e si tuffano al volo. Lo spettacolo è talmente bello che chiamo anche l’equipaggio di Marlin. Anche loro si tuffano subito in acqua e rimaniamo qualche minuto a guardare queste incredibili creature del mare. 

La mia amica poi il giorno dopo ripassa a salutarmi. Mi butto nuovamente in acqua. Questa volta ha sul dorso due pesci pulitori che sembrano proprio infastidirla. Infatti dopo poco vedo che prende lo slancio e sale a tutta velocità per saltare fuori dal mare. E´proprio davanti a me, e mi godo la scena da una posizione veramente privilegiata. Grazie amica mia! 

Nella barriera corallina vediamo colori incredibili, aragoste, squali e pesci palla. 

Dopo qualche giorno il gruppo si divide e noi andiamo con Marlin a Leverick Bay, una baia con un piccolo resort, in cerca di qualche comodità. Ci accorgiamo subito però di quanto sia forte l’influenza americana da queste parti. La sera una cameriera molto americana ci serve cibo caro, molto americano e poco saporito mentre assistiamo ad uno spettacolo demenziale di un pirata che viaggia per i mari dei Caraibi. Scappiamo da Leverik Bay e ci dirigiamo nuovamente verso la punta meridionale di Virgin Gorda, dove ci sono i bellissimi Bath, delle piccole piscine create da immensi massi di granito che sembrano stati poggiati da un gigante sulla spiaggia bianca. 

Ritorniamo alla nostra spiaggia di Valley Trunk Bay, e mentre i bambini si fanno la loro consueta sessione pomeridiana di Monopoli noi grandi ce ne andiamo in spiaggia con una bottiglia di prosecco. 

Si balla ancora un pochino e quindi ripartiamo il giorno dopo per le Channel Islands (Norman Island, Peter Island e Cooper Island). Qui passiamo qualche giorno facendo snorkeling tra il relitto del Rhone, una nave affondata verso la fine dell’800 e Pelikan Island, un piccolo isolotto con una parete corallina coloratissima.  Sicuramente sono i fondali più belli mai visti nei caraibi, finalmente qualcosa che valga la pena vedere! 

Mentre stiamo a Cooper Island Gaia ci informa che è appena arrivata a Virgin Gorda con due pannelli solari giganti che Giuseppe gli ha ordinato da St. Martin. Diciamo che Laurent quando ha accettato di prenderli per Giuseppe non si aspettava di ritrovarsi con due pannelli solari enormi da trasportare.  Io e Giuseppe andiamo subito a recuperarli, e lasciamo le bimbe su Marlin per una sessione di homeschooling collettiva. In poche ore ritorniamo a Cooper Island e, seppur ci siamo ripromessi di non bere alcolici, l’happy hour del bellissimo bar dell’isola ci costringe ad assaggiare l’ennesimo Rum Punch. 

I bambini hanno ideato un sistema per comunicare tra di loro usando una bandiera gialla. Appena hanno finito scuola e possono giocare insieme, issano la bandiera gialla. Quanto sia Marlin che Lallona hanno la bandiera gialla, i bimbi si chiamano per radio e decidono su quale barca vedersi. 

Partiamo poi alla volta di Jost Van Dyke, passando prima però dalla capitale dell’isola, Road Town, per un po’ di spesa e per fare l’ESTA per gli Stati Uniti, dove contiamo di andare a fine giugno per lasciare la nostra Lallona. 

Non avendo una VISA per entrare negli Stati Uniti, decidiamo di chiedere l’ESTA, che ci permette di rimanere per 90 giorni a patto che il primo ingresso si faccia  con  un mezzo di trasporto commerciale. quindi prendiamo un traghetto ed andiamo per poche ore nelle isole vergini americane, giusto il tempo di avere il prezioso timbro di ingresso sul passaporto. 

Ritorniamo a Road Town nel pomeriggio, con grande delusione delle bambine il cui ingresso nel paese del capitalismo sfrenato è durato il tempo di un pranzo veloce seduti sulla panchina del porto. Giuseppe ormai ha la mente focalizzata sulla costruzione della struttura che sorreggerà i nostri nuovi pannelli, e quindi passiamo il pomeriggio in un rigattiere scalcagnato a Road Town per trovare tutti i pezzi necessari. Io e le bimbe inizialmente lo aspettiamo nel portico della bottega, in compagnia di una vecchia signora inglese che sembra stare lì quasi per caso e che legge il suo libro di Wilbur Smith seduta sulla vecchia poltrona da ufficio accatastata insieme a vecchi pezzi di modernariato da poche lire. 

Il piccolo cortile è pieno di pezzi di ferro di tutti i tipi, vite, bastoncini, rondelle. Le bimbe si mettono a raccoglierle per poi comporre i loro nomi sull’asfalto. La noia è una fantastica musa ispiratrice. 

Il caldo è afoso e Peppe non sembra aver terminato il suo lavoro di ricerca certosina di tutti i pezzi scalcagnati da usare. Porto le bimbe in barca, penso, almeno soffrono meno il caldo . Lascio quindi Giuseppe a ronzare intorno a 2 grossi ormoni di colore usciti direttamente da un film americano. I due sono visibilmente infastiditi dalle continue richieste del Capitano. Speriamo che non perdano la pazienza, penso.  Mentre riprendo il dinghy mi cade il lucchetto in acqua. Già mi immagino gli improperi di Giuseppe e la sua vocina che dice “sei la solita, ecco” e cerco disperatamente di recuperarlo. Finisco per farmi il bagno tutta vestita nell’acqua melmosa. Una donna impietosita mi presta la sua maschera ma la visibilità é di pochi centimetri. Torno in barca con le bimbe senza lucchetto, mi faccio una doccia, prendo un altro lucchetto, ritorno al moletto, chiudo il dinghy con il lucchetto, torno dal rigattiere scalcagnato e, sarà il sole battente, già mi immagino Peppe inerme sul suolo sudicio con un palo di acciaio infilato nel petto a seguito di una contrattazione troppo agguerrita sul prezzo finale delle ferraglie che ha accuratamente selezionato. 

Invece lo vedo che esce dal tugurio tutto sorridente con i suoi mille pezzi di acciaio. Lo riaccompagno in barca: è finita la giornata, abbiamo il dannato visto sul passaporto. 

In serata tornano i Marliniani tutti contenti: per loro la gita nelle USBVI è stata all’insegna dello shopping. Poverini,  non sanno quanto divertimento si sono persi!

Il giorno dopo ripartiamo per Soper’s Hole, sempre sull’isola di Tortola, esclusivamente per salutare il nostro amico Günter che parte per Puerto Rico.  Giuseppe inizia il progetto “ sostituzione Pannelli Solari” con il prezioso aiuto di Alf, l’espertone di impianti energetici. Dopo Soper’s Hole ripartiamo per Jost Van Dyke. L’isola, tanto blasonata, ci lascia un po’ delusi. Giuseppe e Alf continuano a lavorare alacremente al loro progetto, mentre io porto le bimbe e Nils e Tom, in spiaggia. Quando rientro i pannelli sono terminati: festeggiamo con una birretta al tramonto. 

I nostri amici di Gaia finalmente si riuniscono a noi, giusto prima della partenza di Marlin. Micha infatti deve rientrare in Germania per una questione personale ed i Marliniani quindi partono per Puerto Rico. Organizziamo un’ultima cena su Gaia, con Mix che ci prepara un ottimo maialino in agrodolce alla vietnamita. Salutarsi non è facile dopo tanti mesi di navigazione insieme. Ci promettiamo di rivederci nelle Bahamas, dopo un mese. Il capitano trattiene a stento una lacrimuccia: Alf ha proprio conquistato il suo cuore! 

I giorni successivi rimaniamo con Gaia ed il suo bellissimo equipaggio nella tranquilla Cane Garden Bay a Tortola. Dopo pochi giorni anche loro raggiungono Marlin a Puerto Rico, mentre noi ci spostiamo a Trellis Bay dato che il 18 Aprile c’è la Full Moon Party, la festa organizzata ogni mese sulla spiaggia in occasione della luna piena. Lì incontriamo moltissime barche della ARC+ che non vedevamo da mesi, e passiamo una piacevolissima serata in spiaggia con falò, musica e l’immancabile rum punch. 

Dopo la festa a Trellis Bay partiamo per Anegada, che dista 14 miglia da Tortola. Anegada è poco più di un atollo, con le sue  11 miglia di lunghezza ed il la sua barriera corallina a forma di cavallo. E´ totalmente piatta, e mi ricorda subito Barbuda, tranquilla e autentica. 

I fondali sono bassissimi, e quando prendiamo il canale che conduce alla baia principale io e Giuseppe diventiamo isterici perché il profondimetro segna sempre meno e temiamo di rimanere incagliati. Non ce la sentiamo di continuare fino alla baia ed ancoriamo proprio vicino al canale, con il profondimetro che indica 2,3 metri di profondità e la nostra barca che pesca 2,1metri. 

La mattina seguente però, ancora in pigiama,  vediamo che moltissimi monoscafi si dirigono a tutta velocità nella baia, senza timore alcuno per i fondali. Decidiamo allora di seguirli, con prudenza. E riusciamo ad ormeggiarci  con pochi centimetri sotto la chiglia!

Affittiamo una piccola jeep nel resort della baia ed andiamo a visitare il nord dell’isola e le sue magnifiche spiagge in cui i fondali bassi e sabbiosi creano mille tonalità del blu e dell’azzurro. 

L’isola è veramente piccola e si gira velocemente. Sono poche le attrazioni da vedere: un piccolo moletto di pescatori, ancora in funzione, la riserva delle iguane ed un paio di spiagge a nord dell’isola, in cui i turisti sono veramente pochissimi . 

La sera ceniamo nel resort che si affaccia sulla baia principale, gestito da 30 anni da una signora inglese arrivata nell’isola quando i turisti erano veramente pochi e arrivavano esclusivamente in barca. Abbiamo i piedi nella sabbia ed il tramonto davanti a noi,  sulla pelle ancora la serenità e magia dei posti visitati nel pomeriggio.

Dopo qualche giorno ritorniamo verso Tortola, l’isola principale, perché arrivano i Frenna! CI fermiamo a Road Town giusto il tempo di fare la spesa e poi ripartiamo immediatamente per Trellis Bay. L’areoporto è a cinque minuti dal dinghy dock e dalla barca si vedono gli aerei che atterrano. Il giorno del loro arrivo si rompe un tubo dell’acqua ed il serbatoio dell’acqua si svuota completamente nella sentina della barca! Di corsa ci mettiamo a svuotarla con spugna e secchio. Ed io che volevo passare una mattinata in serenità a riordinare la barca prima dell’arrivo dei nostri ospiti! Giuseppe e le bimbe vanno all’aeroporto ad accoglierli e dopo poco ritornano con il tender ricolmo di Frennini e Frennoni, numerosi e rumorosi! è bellissimo rivedere tutti i nipoti dopo così tanti mesi! I bambini sono in estasi e cominciano subito a giocare. Noi, dopo un veloce aggiornamento con Cristina e Giovanni, ripartiamo immediatamente. Abbiamo selezionato per loro i posti più belli da visitare e, dato che rimangono solo pochi giorni, non c’è tempo da perdere! 

Visitiamo The Bath e poi ci fermiamo nella spiaggia di Valley Trunk Bay per la notte. Ripartiamo per Eustachia Sound il giorno successivo e veniamo raggiunti da due barche amiche, Tortola e Gertha 4. Ci ormeggiamo proprio tra due barriere coralline e a nuoto andiamo a fare snorkelling tra aragoste e squali del reef. La sera salutiamo in spiaggia Gertha 4 che riparte per l’Europa, passando per le Bermuda. 

Sono i primi amici che salutiamo, e la malinconia inizia a bussare alla nostra porta. La ricacciamo via, non è ancora il momento dell’epilogo. 

Il giorno dopo ripartiamo per Anegada: come ho detto i giorni sono pochi e quindi dobbiamo mantenere un ritmo serrato! 

Le spiagge di Anegada ci riservano una brutta sorpresa: le correnti hanno portato a riva moltissime alghe dall’oceano e non sono così speciali come quando le abbiamo visitate noi. Cerchiamo una spiaggia più riparata dalle correnti dell’oceano e troviamo un piccolo lembo di paradiso e ci accampiamo lì per il pomeriggio. La sera ripetiamo la cena con i piedi nella sabbia, questa volta assaggiando le famose aragoste dell’isola. Non c’è nulla da fare, il posto, anche se algoso, incanta anche i Frenna. 

Dopo Anegada ci fermiamo nelle isole del canale a fare snorkelling, e ci raggiunge Tortola. Il capitano, Daniel, fa qualche immersione con Giuseppe mentre io nuoto con Cristina, Giovanni ed  i 5 bambini.

Dopo la nuotata torniamo a Tortola: i sei giorni con i Frenna sono già passati e loro devono prendere l’aereo per tornare a casa. Le bambine guardano tristi i  cuginetti allontanarsi con il tender. La sera salutiamo anche Tortola, che rimane nelle BVIs. Il giorno dopo, all’alba, partiamo per Puerto Rico.

E´stato un mese intenso, in cui già si sente il sapore amaro della fine di questa nostra esperienza. 

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