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C’est la France: St. Barth e St. Martin

Lasciamo Barbuda alle 4 del mattino e spieghiamo le vele verso St. Barth. Dopo una veleggiata di 60 miglia con il vento in poppa arriviamo verso le 15.00h. La nostra Lallona non ci delude, e questa volta arriviamo con un buon margine su Gaia e Marlin.

Quando mancano una decina di miglia a St. Barth iniziamo a vedere le grandi barche a vela che si preparano per la regata che inizia il giorno seguente, la Bucket Race, in cui sono ammesse barche a vela da crociera di 30 metri e oltre. Durante l’avvicinamento all’isola veniamo “puntati” da uno di questi vascelli che sta manovrando a vela viaggiando oltre i 15 nodi e a bordo ci chiediamo tutti cosa fare! Poi ci sfila a poppa e possiamo ammirarlo da vicino mentre fende le onde a tutta velocità.

Anche Ohana, la barca a vela che abbiamo visitato ad Antigua, è lí davanti ma non riusciamo a farci notare per salutare l’equipaggio, sono troppo impegnati a testare le vele da regata. La baia davanti alla cittadina, Gustavia, è tappezzata di barche di ogni dimensione. Incontriamo La Diala e Mon Reve che stanno già lì all’ancora. Ci diamo appuntamento in paese per un aperitivo e mentre entriamo in porto con il tender possiamo ammirare queste barche enormi ed elegantissime che sono ormeggiate nella banchina principale, intente negli ultimi preparativi.

Gustavia è molto elegante, con boutique di marche di lusso, mega yacht e ristoranti alla moda. Un bel cambiamento dopo la natura incontaminata di Barbuda! Passeggiamo sulla banchina per ammirare le barche a vela e per assaporare l’atmosfera pre-regata.

Il giorno dopo ci ritroviamo tutti sul piccolo altopiano che sovrasta Gustavia, da dove possiamo vedere la partenza della regata. Le barche non partono però contemporaneamente, ma a distanza di 15 minuti l’una dall’altra. Ci è stato detto che è una condizione delle assicurazioni delle barche, che non vogliono rischiare di pagare ingenti somme per un incidente in partenza. Si tratta infatti di una regata “sfilata” in cui è soprattutto importante partecipare. Vediamo la nostra amica Ohana che si prepara alla partenza e poi parte. Arriverà prima nella sua categoria.

Dopo la partenza della regata ritorniamo in barca e ci spostiamo nella baia vicina, Anse de Colombier, molto meno affollata. Non mi aspetto molto dalla mondana St. Barth, ma effettivamente appena arrivati in questa piccola baia mi ricredo perché il posto è veramente bello, pieno di tartarughe, squali nutrice e aquile di mare.

Il posto ci ammalia talmente che decidiamo di rimanere un giorno in più. Ma abbiamo già fatto le procedure di uscita dall’isola, quindi i capitani ritornano a Gustavia con un unico dinghy per prolungare il soggiorno.

Nella baia di Gustavia incontrano un’altra barca della ARC+, Passat II, e si fermano per una birra. Ma Laurent non assicura bene il suo dinghy e dopo pochi minuti il nodo si scioglie ed il dinghy prende il largo con tutti i documenti delle 4 barche ed i passaporti di tutti gli equipaggi. Tutti guardano il dinghy allontanarsi, poi Peppe, l’unico in costume, si tuffa in acqua per recuperarlo. Ed anche questa volta per fortuna tutto rientra.

Di nuovo a bordo del dinghy ribelle, i capitani individuano Ohana all’ancora e fanno un salto per salutare l’equipaggio. Si avvicinano strombazzando e subito il capitano Mattia fa capolino e li saluta calorosamente.

La sera ci vediamo per un aperitivo su Marlin perché, anche se siamo tutti diretti a St. Martin, i nostri amici di Gaia si allontaneranno per qualche settimana visto che devono fare dei lavori sul loro catamarano. Con loro ci ritroveremo alle British Virgin Islands.

Partiamo alle 10 del mattino per St. Martin, Gaia e Ladiala sono già partite, quindi siamo noi, Marlin e Mon Reve.

St. Martin è un’isola divisa in due, una parte francese ed una parte olandese. La parte francese utilizza gli euro, mentre la parte olandese usa i dollari. Ma c’è un accordo strano e quindi tutti accettano euro e dollari, al ridicolo tasso di cambio di 1=1. Inutile a dirsi, i nostri amici svizzeri, che hanno dollari, sono entusiasti. Noi europei dell’euro un pò meno. Per spostarsi in barca da una parte all’altra dell’isola occorre fare ogni volta le procedure di ingresso ed uscita, una vera assurdità. Quindi decidiamo di ormeggiare nella parte francese, più economica e semplice, e poi spostarci via terra in quella olandese.

C’è una grande laguna, divisa da tre ponti, che separa le due parti. L’isola è stata colpita in modo disastroso dall’uragano Irma nel settembre 2017. I segni della furia devastatrice qui sono molto evidenti, l’isola è ancora totalmente distrutta. Nella laguna ci sono relitti di barche ovunque, detriti si accumulano sulle spiagge e molte abitazioni sono ancora completamente distrutte. L’atmosfera è molto desolante. Le navi da crociera organizzano anche questi orribili “tour dei relitti” in cui turisti ammirano la desolazione e lo stato di abbandono delle barche distrutte. La zona francese sembra fatichi di più a riprendersi, mentre la zona olandese è già più curata, i ristoranti hanno riaperto e si respira un clima diverso. Siamo qui per fare cambusa, lavare i panni, comprare alcuni pezzi di ricambio. Appena arrivati La Diala ci presta il suo carrello che normalmente si attacca dietro la bicicletta per portare i bambini. Ci dicono che è utilissimo come “carrello per la spesa” visto che il supermercato dista un pochino dal dinghy dock. Lo prendiamo volentieri, e partiamo tutti felici a fare la spesa. Qui nei caraibi trovare un buon supermercato ben fornito è veramente un evento, e per di più se i prezzi sono anche in “euro” tutto diventa veramente più conveniente.

Quando torniamo il nostro amico Mark ci viene a riprendere al dinghy dock con il suo dinghy. Dato che abbiamo acquistato tantissime cose, non ce la facciamo a caricare tutto sul suo dinghy. Non c’é problema, dice, faccio due giri. E così io salgo con lui, mentre Peppe rimane con il famoso carrello ad aspettarlo sul moletto. Mentre aspetta, si mette ad osservare, stranamente, le altre barche ormeggiate lì vicino. Poi sente un improvviso “Splash”. Si gira di colpo, e il suo peggior presentimento si rivela giusto: il carrello di Mark è caduto in acqua, con tutte le bottiglie di vino. Due passanti impietositi lo aiutano a ripescare il carrello. Due bottiglie si sono rotte, spargendo vetri minuscoli ovunque. Mark è troppo buono e si limita a dire che era giunta l’ora di lavare accuratamente il carrello. Cosa che ovviamente facciamo noi nelle successive tre ore. Io fortunatamente non ero nei paraggi e quindi la colpa questa volta era interamente del mio capitano….

Dopo l’avventura del carrello e qualche altro giorno passato a fare “lavori di barca” ripartiamo per le British Virgin Islands. Decidiamo di saltare Anguilla, perché è prevista una bolla di vento e non vogliamo correre il rischio di fare un’ottantina di miglia a motore.

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