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Dominica, welcome to the Jungle!

Dopo aver lasciato Le Marin, raggiungiamo i nostri amici su Marlin a Saint Pierre, sulla costa orientale di Martinica. 

Questo posto sarà sempre legato per me ad un ricordo molto doloroso. Saint Pierre nel 1902 fu colpita dall’esplosione del vulcano, che in 5 minuti uccise 30.000 persone. La città veniva chiamata “ La Parigi dei Caraibi”, per i suoi palazzi eleganti e la sua fervente vita culturale. Nonostante le avvisaglie del vulcano, il governatore decise comunque di non evacuare la città per salvaguardare gli interessi dei proprietari terrieri della zona, condannando i suoi abitanti a morte certa. Solo due persone sopravvissero, una delle quali era un prigioniero, salvato dagli spessi muri della sua cella. Nel centro abitato di questo modesto e anonimo villaggio sul mare ci sono i resti dell’antico teatro e della prigione. Il giorno seguente il nostro arrivo sono andata a visitare questi luoghi, dopo aver fatto alcune commissioni. Ero sola, cosa molto inusuale durante questo anno in barca.

E proprio nelle rovine del bel teatro spazzato via dalla furia del vulcano ricevo l’inaspettata notizia di un mio familiare che è venuto a mancare. Questa notizia, ed  i miei sentimenti che l’hanno seguita, saranno per me indissolubilmente legati a quel luogo, che è rimasto nel tempo a ricordarci come la vita possa essere spazzata via in pochi istanti. 

Ritrovare i nostri amici di Marlin dopo qualche giorno è molto piacevole, i bambini subito corrono sottocoperta a giocare a Monopoli mentre noi ci scambiamo i racconti di viaggio e programmiamo i prossimi giorni. Dominica è alle porte e siamo tutti desiderosi di visitarla! 

Ripartiamo insieme a vela ed in 4 ore siamo già ormeggiati ad una boa a Roseau, con Markus, il boat boy, che ci spiega come funziona l’isola e come fare a prenotare un’escursione. L’ambiente è un po’ desolato, le boe sono proprio vicine alla riva dove ci sono delle casette un po’ diroccate con alcuni galli che razzolano tra i panni stesi.  Ogni tanto qualcuno esce  dalle abitazioni  e si prepara da mangiare in una grande tinozza di metallo. Markus ci assicura che il posto è sicuro e possiamo dormire tranquilli perché lui controlla tutta la zona.

E´ un ormone con cui non vorresti certamente avere dei problemi, che se ne va in giro sulla sua lancia con un bel machete nascosto nei pantaloni.  Ma poi ti guarda e si scioglie in un sorriso, ti chiama fratello e ti augura tutto il bene del mondo. Quando siamo andati via ci ha seguito per qualche metro con la sua lancia, dicendo che noi siamo ora nel suo cuore e che bisogna essere gentili perché la vita ci sorride. Forse è solo un’operazione di marketing la sua, ma mi ha comunque scaldato il cuore. 

Dominica è un’isola colpita gravemente dall’uragano Maria di categoria 5 nel 2017 e si sta lentamente riprendendo. I segni dell’ uragano sono visibili ovunque: sulle verdi montagne gli alberi sono stati spezzati e la vegetazione sradicata mentre in città molti tetti delle case non sono ancora stati ricostruiti. Ovunque si vedono carcasse di automobili abbandonate. Tutte le persone con cui abbiamo parlato sull’isola ci hanno raccontato quello che hanno vissuto in quei giorni e dove si sono protetti. Con venti che hanno raggiunto i 300 km orari e che spazzavano via le macchine, sradicavano gli alberi ed alzavano i tetti delle case,  sembrava fosse arrivata la fine del mondo. Molti si sono rifugiati in cantine o in abitazioni a prova di uragano. E dopo l’uragano, i dominicani hanno ripreso a sorridere ed hanno iniziato a ricostruire. I cinesi stanno aiutando molto nella ricostruzione, temo purtroppo in cambio di diritti di pesca nella zona.

L’isola ha 9 vulcani, infinite cascate, sorgenti di acqua calda e chilometri di sentieri nella foresta pluviale. Noi scegliamo di fare una meravigliosa escursione nella foresta per raggiungere le cascate Middleham. Dopo una camminata di 2 ore ci rinfreschiamo nelle gelide acque della cascata. Proseguiamo poi per le Titou Gorges, delle strette gole di roccia lavica all’interno delle quali ci sono delle piccole piscine naturali e una cascata. La luce del sole penetra dalla fitta vegetazione sulla sommità delle pareti rocciose, tingendo le pareti e le acque di un verde intenso. Immancabile infine la visita alle cascate più famose di Dominica, le Trafalgar falls, con sorgenti di acqua calda e fredda a pochi centimetri di distanza. 

Il giorno seguente, per riprenderci dalle fatiche dell’escursione, facciamo una nuotata nella baia di Champagne bay, piena di bollicine, dove per l’appunto sembra di nuotare in una coppa di champagne! 

Dopo qualche giorno ci spostiamo nel nord di Dominica, a Portsmouth. Questa baia è sicuramente molto più ridossata di Roseau, con una bella ed ampia spiaggia di sabbia. Appena arrivati i boat boys, che qui si sono organizzati in un’associazione (Pays – Portsmouth Association Yacht services) ci propongono di partecipare al loro barbecue domenicale, con tutte le barche della baia. La sera quindi andiamo nella loro capannina dove facciamo amicizia con altri velisti e chiacchieriamo mangiando carne e pesce alla brace e bevendo l’immancabile rum punch. 

Il giorno dopo andiamo con la lancia dei boat boys a visitare l’indiana river, un piccolo fiume che attraversa la foresta pluviale. Prima dell’uragano Maria il fiume era completamente ricoperto da rami che formavano un suggestivo tunnel verde. Ora peró si vede sempre il cielo e la magia è sparita. Gli alberi hanno bisogno di qualche anno ancora per ricrescere, in attesa del successivo uragano. La barca ti porta fino ad un piccolo bar in mezzo alla foresta, dove ti offrono un rum punch o un altro drink prima di intraprendere il viaggio di ritorno.

La sera i nostri amici svizzeri che viaggiano su catamarano Gaia ci raggiungono nella baia ed il giorno seguente facciamo tutti insieme un bel picnic nella piscina naturale di Chaudiere,  dopo una bella passeggiata tra bananeti, piantagioni di ananas e ruscelli da attraversare. 

Nonostante la bellezza di quest’isola, decidiamo che è comunque arrivato il momento di partire. Anche qui mi piacerebbe tornare un giorno, e continuare la scoperta di questo angolo di paradiso. Partiamo quindi insieme a Marlin e Gaia per Les Saints, un gruppo di isolette a sud di Guadalupe. Siamo nei caraibi, ma potremmo tranquillamente trovarci nel mediterraneo, in quanto queste isole non hanno molto di tropicale, la vegetazione è brulla ed il paese brulica di ristoranti e boutique francesi. 

Qui, quasi per caso, ci ritroviamo in 6 barche della ARC plus (MOANA, MARLIN, MON REVE, LADIALA, TORTOLA, LALLONA) e GAIA. Appena arrivati Mark di Ladiala viene a salutarci, e subito dopo è un susseguirsi di abbracci e baci con tutti. Non finirò mai di stupirmi dell’affetto e sintonia che si crea tra velisti.

La simpatia e l’affetto si creano immediatamente e traspaiono subito. Forse è perché siamo tutti nuovi a questa vita, ancora quindi molto entusiasti e felici di condividere le esperienze. Forse con il passare del tempo ti pesa di più il fatto di conoscere sempre persone nuove e di non mantenere amicizie più durature. Ma per ora mi godo tutto l’entusiasmo e l’affetto che vicendevolmente ci scambiamo! 

Dopo qualche giorno di attività sociali a Les Saints, ognuno prende la sua strada. Noi decidiamo di seguire Marlin e Gaia a Point à Pitre, la capitale della Guadalupa, per visitare un po’ l’entroterra. 

Scegliamo però il giorno sbagliato in quanto la mattina seguente ci sono due grandi navi da crociera. Durante il giorno quindi saltiamo una delle cascate più famose perché c’è troppa gente e ripieghiamo su un percorso dentro la foresta, che qui è molto rigogliosa. Il sentiero è però ricoperto di fango ed decidiamo di abbreviarlo anche perché i piccoli di Gaia proprio faticavano a saltellare nel fango melmoso! 

Decidiamo quindi di fare felici i bambini e passiamo 3 ore all’acrobranche, un parco divertimenti in mezzo alla foresta, con percorsi sopra gli alberi. Il più terrorizzato di tutti è Capitan Peppe, che si ritrova appeso a 20 metri sopra da terra in bilico su un cavo di metallo! Inutile dire che i bambini sono entusiasti! 

Continuiamo con un bagno a Bouillante, una sorgente di acqua calda sulfurea che si getta direttamente in mare. L’acqua è veramente calda, ed è molto piacevole fare un bagno con correnti fredde che si alternano a correnti calde! 

Ora siamo nell’isola di Gosier, proprio davanti a Point à Pitre, aspettando dei nostri amici francesi che passeranno una settimana con noi! 

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