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Veleggiando nel “Carribean mood”

Si sono appena concluse due settimane fantastiche, in cui abbiamo veleggiato nelle acque delle Grenadine con i nostri amici Michele, Antonella, Francesco ed Elena Sofia. Abbiamo visto posti incredibili e vissuto esperienze magnifiche. 

Tutto è iniziato il 20 dicembre, quando Giuseppe è andato a prendere i nostri amici all’areoporto di Martinica.  Le bimbe erano molto eccitate, erano giorni che attendevano “l’arrivo dei Gobbi”. Li ho raggiunti in tender sul dinghy dock, ed è stata una vera emozione ritrovarli proprio lì su quel moletto, tutti assonnati e grigi, dopo tanti mesi. 

Li abbiamo portati tutti in barca ed il giorno dopo siamo ripartiti per Santa Lucia. I  soliti gabbiani ci hanno accompagnato in volo e noi abbiamo risposto con strombazzamenti ed urla, ottenendo solamente più imbrattamenti sulle vele di Lallona. 

Arrivati a St. Lucia abbiamo ancorato in Anse Cochon ed i bimbi sono subito partiti a nuoto ad ammirare la barriera corallina. Siamo ripartiti l’indomani per Bequia. 

Bequia è, dopo St. Vincent, l’isola principale delle Grenadine. E´ un’isola di velisti e barche, in cui le antiche tradizioni ancora riescono a convivere con il nuovo che avanza. Le imbarcazioni sono fatte tutte a mano, con utensili semplici. L’isola ha uno speciale accordo con l’international Whaling Commission  ed è autorizzata a catturare fino a 4 balene l’anno, secondo il metodo tradizionale, da una piccola imbarcazione con un semplice arpione. Un amico ci diceva che solo una persona a Bequia è autorizzata ad uccidere la Balena, ed il ruolo si tramanda di padre in figlio. Attualmente il prescelto è un giovane che non ha ancora molta esperienza. Port Elisabeth, l’unico villaggio di Bequia, è piccolo e colorato. Le persone sono molto gentili e amichevoli, ed al contrario di molte isole, non sono insistenti quando vengono a offrire con i loro barchini pesce, aragoste o banana bread. Sulla strada principale alcuni commercianti vendono monili fatti con le ossa della balena e denti di balena. Non è nulla di più di una manciata di case, ma c’é qualcosa che la rende molto gradevole, probabilmente la gente sorridente, l’atmosfera rilassata, il miscuglio di gente del luogo e velisti che vengono da tutto il mondo. 

Arrivati a Bequia abbiamo fatto le procedure di ingresso. Era domenica, quindi tutti i negozi erano chiusi, tranne qualche fruttivendolo dove abbiamo comprato alcune banane, frutti della passione e avocado. Michele si è divertito a scoprire la frutta locale, e mercanteggiare con il commerciante. Abbiamo passato la notte nella baia, alla boa, chiacchierando con Michele ed Antonella, che finalmente si era ripresa dopo due giorni di navigazione in cui ha sofferto parecchio. 

La mattina seguente siamo ripartiti per le Tobago Cays, un piccolo arcipelago di cinque piccole isole circondate da barrire coralline, che si possono raggiungere solamente in barca. Lì ci aspettavano alcuni amici, Alf e Micha, che avevano “riservato” una boa proprio accanto alla loro. Il nostro ormeggio era proprio tra le due isole principali, in un canale con molta corrente. A pochi metri dalla barca avevamo una piccola insenatura di sabbia, grande quanto la nostra barca, che abbiamo subito eletto a nostra spiaggia privata!

Le Tobago Cays sono un parco nazionale, pieno di pesci e tartarughe marine. Le tartarughe qui non hanno molto paura dell’uomo, ed è possibile osservarle molto bene da vicino senza che loro si allontanino rapidamente. 

Siamo rimasti alle Tobago Cays per qualche giorno, a fare snorkeling, visitando la piccola isola di Petit Rameau e chiacchierando con altri equipaggi. Ci ha raggiunto  un altro catamarano, RAID, una famiglia di svizzeri con una bimba,  Ivi, con cui Sofia ha stretto amicizia già da Las Palmas. 

La vigilia di Natale l’abbiamo passata tutti insieme in spiaggia, con un barbecue di aragoste e pollo organizzato dai beach boys e le bevande ed i piatti portati da noi. Una vigilia decisamente insolita, ma piacevolissima! 

Michele ed Antonella nel frattempo sono riusciti a scrollarsi di dosso tutti i nervosismi e le problematiche che hanno lasciato a casa e sono entrati nello spirito caraibico!

Nelle Tobago c’era moltissima corrente, e quindi a volte anche solo arrivare alla nostra spiaggia privata richiedeva molta concentrazione e prudenza, per evitare di essere trascinati via dalla corrente. Una sera mentre stavamo cenando abbiamo visto due francesi in acqua che esclamavano “Il est parti, il est parti”, mentre la corrente li trascinava via. Non abbiamo capito cosa fosse partito e abbiamo pensato al peggio, ad un bambino o comunque ad una persona. Io e peppe siamo quindi saliti sul tender e li abbiamo seguiti. In pochissimo tempo erano arrivati molto distanti. Abbiamo capito mentre ci avvicinavamo a loro che il loro tender si era slegato e stava andando alla deriva, e quindi loro si sono buttati in acqua da veri incoscienti per riprenderlo. LI abbiamo aiutati illuminando il tender e accertandoci che riuscissero a salire senza problemi e siamo rientrati in barca. Dopo poco i francesi si sono presentati con una bottiglia di Champagne per ringraziarci! E´stata la nostra piccola avventura, il mare non smette mai di ricordarti di rispettarlo e di agire quindi con prudenza. Un momento di distrazione si può trasformare in un attimo in una tragedia. E forse è per questa consapevolezza che lo spirito di fratellanza e mutuo soccorso è così forte tra i velisti. 

Le Tobago hanno affascinato tutti, quindi é stato molto difficile convincere l’equipaggio (e soprattutto il capitano) che effettivamente era arrivato il momento di vedere nuovi posti. Siamo partiti il 27 mattina per Salt Whistle Bay, sull’isola di Mayreau, a poche miglia di distanza. Salt Whistle Bay è il paesaggio da cartolina che avete in mente quando pensate ai caraibi: Una lingua di sabbia che si affaccia su due lati su un mare turchese e cristallino,  con palme che orlano il bordo della spiaggia.  Lì ci aspettava un altro catamarano, Ladiala, con alcuni amici svizzeri. Ci siamo ritrovati la sera nel bar locale davanti alla spiaggia per un aperitivo tra barche. Durante la notte abbiamo però ballato moltissimo ed il giorno dopo eravamo tutti concordi nel ripartire  per cercare un posto più riparato.

Dopo aver salutato Ivi, che partiva con la famiglia per il Grenada per poi ritornare a Gennaio a Rodney Bay a St. Lucia per partecipare alla World ARC, siamo partiti per Union Island, nella baia di Chatham Bay. Dato che era previsto un vento particolarmente forte nei giorni seguenti, abbiamo deciso tutti di rimanere nella baia fino a capodanno. La baia è molto protetta dai venti ed ha un aspetto molto selvaggio. Appena arrivati io ed Antonella abbiamo fatto un giro in Kayak per vedere la spiaggia. Giunti sul bagnasciuga, un beach boy ci è venuto subito incontro e ci ha aiutato con il Kayak. Ci ha poi offerto pane, verdure, erba, o una visita guidata nella giungla. Ha poi aggiunto che lui è un vero nativo del luogo, che ha sempre vissuto sull’isola. Se avessimo avuto quindi voglia di divertirci con un locale, lui era proprio la persona giusta. Io ed Antonella ci siamo guardate, non sicure di aver capito bene. Ma tanto il beach boy, che si chiama Alex, ci ha subito levato il dubbio ed ha ribadito in modo esplicito l’invito: “ lo so che forse state con i vostri mariti, ma io posso mantenere il segreto e se volete conosco un posto dove ci possiamo appartare e divertirci”. Al mio “ Grazie, grazie, ma questa volta non accettiamo”, Alex ha cominciato ad insistere fino ad arrivare ad un “ Vi prego, ne ho proprio bisogno, fatemelo come regalo di natale!”. A quel punto ho risposto “ Alex, grazie, ma amiamo i nostri mariti e non vogliamo fare una cosa di questo tipo, spero che tu possa capirci”. Alex, per fortuna,  ha capito. “ma per favore, mantenete il segreto con i vostri mariti”, ci ha detto congedandosi. Ovviamente, non abbiamo mantenuto il segreto e Michele e Giuseppe si sono fatti grosse risate quando hanno sentito la scusa che avevo ideato per declinare l’offerta di Alex!!

Domenica mattina, non consapevoli che fosse una domenica, Michele, Antonella, i bimbi ed io siamo partiti in spedizione per vedere Clifton e fare qualche compera. Andando a riva ci siamo fermati al catamarano del nostro amico Alf, che subito, da bravo tedesco, ci ha fatto notare che era domenica e che i negozi sarebbero stati tutti chiusi. Loro infatti avevano previsto di andarci il giorno dopo. Arrivati a riva abbiamo cambiato idea anche noi, visto che avevamo veramente necessità di comprare qualche cosa da mangiare, e siamo ritornati mesti mesti in barca. 

Il giorno dopo ci siamo uniti ad Alf, per non sbagliare, e siamo andati in paese a fare delle compere. Clifton è molto carina, coloratissima, con qualche bar particolarmente di moda. Mantiene comunque un aspetto molto autentico. Qui il turismo non è arrivato con grandi soldi ed investitori, ed i locali si accontentano di vendere qualche pesce e delle verdure alle barche a vela che si fermano da quelle parti. 

Nella parte sud di Chatham bay c’è un resort molto bello gestito da un italiano (che non abbiamo mai visto). Il resort è molto piccolo, ha solamente 3 bungalow, con un quarto in costruzione, e nel bellissimo bar che si affaccia sulla baia c’é pochissimo personale. Un posto un po’ strano. Alcuni beach boys ci hanno detto che il proprietario non può più tornare sull’isola perché ha avuto problemi con i locali, mentre altri ci hanno raccontato che gli stipendi dell’ultimo mese non sono stati pagati. Il posto comunque era talmente bello che non ci abbiamo messo molto a decidere di passare la notte di capodanno qui…10 bimbi, 16 adulti. Forse troppo per questo resort deserto. Ed infatti la cena che ne è seguita è stata molto surreale, con un bellissimo tavolone proprio davanti al mare, rimasto non apparecchiato fino a fine serata, e le portate che stentavano ad arrivare. Ma alla fine tutto si è comunque concluso con risa, auguri per il 2019 e buoni propositi. 

Avevamo lasciato il nostro dinghy a riva, mentre le altre barche lo avevano lasciato sul piccolo moletto del ristorante. C’erano molte onde e quindi abbiamo faticato molto a risalire sul dinghy. Io e Sara siamo state buttate giù da un’onda e Sara è finita sotto al dinghy, facendosi male alla schiena. Il nostro 2019 è iniziato così quindi, tutti bagnati e piagnucolanti. Ma non ci siamo persi d’animo e ci siamo subito ripresi con doccia, coccole e phon. 

Il 1 Gennaio siamo ripartiti per la Martinica, dato che Michele ed Antonella dovevano prendere l’aereo il 3 pomeriggio da Fort de France. Ci siamo fermati una notte a Bequia, per fare le procedure di uscita dalle Grenadine e poi siamo ripartiti il 2 per St. Lucia. Le veleggiate del 1 gennaio e del 2 gennaio sono state veramente fantastiche. Vento sempre costante intorno ai 20 nodi al traverso. Abbiamo pescato due barracuda, uno sgombro spagnolo ed una lampuga da 5 kg, siamo stati scortati per una mezz’ora da un gruppo di delfini rosa ed abbiamo visto una balena a qualche metro di distanza dalla barca che si è immersa salutandoci con la coda. 

La sera a Rodney Bay abbiamo fatto una tartare di lampuga e barbecue di pesce fresco, e poi subito a letto dato che eravamo molto stanchi dopo la lunga veleggiata. Il giorno dopo siamo arrivati a St. Anna in Martinica verso le 11, i Gobbi hanno fatto in fretta le valigie e li abbiamo accompagnati all’aeroporto. 

E´stato veramente un piacere condividere con loro il nostro stile di vita delle ultime settimane, vedere l’emozione nei loro occhi e discutere con loro di un modo di vivere diverso, più semplice e autentico. Grazie amici è stato bello avervi con noi! 

Veleggiare nei caraibi è piacevole e gratificante. Il capitano sembra un bambino al timone, che lascia molto mal volentieri. Il vento come dicevo é sempre costante, le andature piacevoli e le isole non sono distanti tra di loro, quindi in poche ore raggiungi la tua destinazione. La comunità di velisti è ampia ed eterogenea, sono tutti come sempre molto cordiali ed amichevoli ed è quindi facilissimo fare amicizia sulla spiaggia o ad un ormeggio. Con queste due settimane è iniziato veramente il nostro periodo caraibico. Stento a credere che avremo questi colori e questa bellezza negli occhi per tanti altri mesi. 

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