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Un mese in viaggio

Oggi è il 10 agosto, un mese di permanenza su Lallona (ehm…ho iniziato il post il 10 l’ho finito il 13). Un mese ricco di emozioni, di momenti di nervosismo, di stanchezza. Di abitudini nuove, di piccole sfide quotidiane per tutti noi, di scoperte e di amici vecchi e nuovi. Un buon periodo per capire come sarà quest’anno in barca. E se ve lo steste chiedendo, per ora la risposta è ancora no, non mi sono ancora stancata o pentita. Per la verità mi rendo conto che l’anno passerà molto velocemente e che non riusciremo inevitabilmente a fare molte cose. Sto già iniziando a dire quindi che poi dovremo trovare il modo per visitare successivamente alcuni posti, nuovamente in barca.

Dato che questa volta il diario di bordo è particolarmente lungo, lo divido in quattro parti:

  • Gli ultimi giorni dei Frenna
  • In viaggio verso Atene
  • I giorni ad Atene
  • L’arrivo dei Borsari.

Gli ultimi giorni dei Frenna

Riprendendo il nostro diario di viaggio, con Cristina e i bimbi siamo arrivati a Meganisi, in una splendida baia in cui ci siamo ormeggiati con due cime a terra. Eravamo soli, con la spiaggia tutta per noi. Capitan Peppe ha insistito per fare un barbecue in spiaggia, nonostante le reticenze di quasi tutti i membri dell’equipaggio: “pioverà, è scomodo, ci bagniamo, i bimbi non hanno voglia, non c’è abbastanza luce”. Nel pomeriggio Capitan Peppe è sceso a riva a raccogliere della legna con le bambine e poi ha trascinato tutti a riva, con souvlaki e pite da fare alla griglia. I bambini si sono avventurati sulla montagna  per una buona oretta, mettendo tutti noi in allarme perché ad un certo punto non sentivamo più le loro voci.  Si sono allontanati un po’ troppo, arrivando a trovare la casa del pastore, dall’altra parte della baia. 

Il barbecue è piaciuto moltissimo a grandi e piccoli: cucinare in un modo nuovo, per terra con il fuoco, senza molta organizzazione, è un po’ come giocare all’esploratore o al naufrago. 

Il giorno seguente siamo andati a Porto Leone, un piccolo porticciolo a Kastos dove io e Giuseppe eravamo già stati più di 10 anni fa. Ci ricordavamo una taverna sulla spiaggia, in questo piccolo cumulo di case abbandonate. Invece, con nostro grande rammarico, la taverna non c’era più. Ci siamo quindi accontentati di una semplice pasta al pesto, e poi abbiamo intrapreso discorsi difficili tra grandi. Non è sempre facile trovare il giusto modo per comunicare, per descrivere emozioni e sentimenti, per capirsi. 

Dato che i viveri, con 5 bimbi a bordo (e Giovanni)  iniziavano a scarseggiare, la nostra tappa successiva è stata dettata dall’esigenza di fare cambusa. Siamo andato ad Itaca, per una sosta “spesa” a Vathy, un bellissimo borgo di pescatori. Il pomeriggio è passato tra una mangiata di pesce e shopping di souvenir per le vie del villaggio. L’esperienza a terra è sembrata a tutti un bel diversivo!

La sera abbiamo ormeggiato in una caletta non lontano da Vathy. L’ormeggio è stato particolarmente difficile perchè, come sempre, ci siamo messi con due cime a terra. Una delle due cime però durante l’operazione si è incastrata sotto uno scoglio e per liberarla abbiamo dovuto faticare un pochino. Il tutto con un bel vento che spingeva la barca lontano dalla costa. L’ultima serata è passata in tranquillità, con i ragazzi che si sono messi ad ammirare le stelle. 

Il giorno dopo abbiamo lasciato Cristina e Giovanni a Killini, un porto nel Peloponneso ed abbiamo iniziato la nostra risalita per il golfo di Corinto. 

In viaggio verso Atene

Ci siamo fermati una sera nella laguna di Missolunghi, che non vanta alcun pregio particolare se non quello di essere il luogo in cui è morto Lord Byron, dopo aver combattuto a fianco dei Greci durante la guerra d’indipendenza contro l’impero ottomano. 

Il giorno dopo abbiamo ripreso il viaggio e ci siamo fermati, su consiglio del nostro fidato amico Pierpaolo, a Trizonia, una piccola isola nel golfo di Corinto. L’isola  è molto suggestiva, il porto è abitato da vecchietti provenienti da tutta europa che sostano lì qualche mese con la loro barca e sono subito prodighi di consigli marinari e previsioni sul vento. Alcuni di loro ci hanno aiutato ad ormeggiare sotto la pioggia mentre i ristoratori del luogo ci allungavano il volantino pubblicitario del loro ristorante. 

Alcune taverne si affacciano sul piccolo golfo in cui sono ormeggiate dei piccoli pescherecci. I bambini qui giocavano liberamente tra i vicoli del villaggio ed aiutavano un vecchio pescatore a catturare le sardine che lui ha poi dato al ristorante in cambio di un gelato per i suoi aiutanti. 

Nel porto abbiamo anche fatto la conoscenza di Filippo, un’oca rimasta vedova qualche tempo fa a cui è stato regalato uno specchio in cui rimirarsi tutto il giorno per non soffrire di solitudine. E Filippo infatti lo trovi sempre lì, che chiacchiera con la sua immagine riflessa nello specchio. La sera con noi è diventato un po’ aggressivo e ci ha attaccato, ma siamo riusciti a fuggire in barca, correndo tra gli starnazzi dell’oca e le grida delle bimbe! In lontananza abbiamo sentito ancora starnazzi, urla di ragazze e guaiti di cane: per Filippo quella proprio non era la serata giusta!

Risalendo verso il golfo di Corinto abbiamo superato il ponte Rio-Antirrio e ci siamo fermati in una caletta dalla terra rossa,  completamente disabitata. Tutta quella zona è molto selvaggia e brulla, senza case, senza turismo. A farci compagnia c’era solo uno storno di pacifici gabbiani. Ne abbiamo approfittato per provare le bombole e far giocare le bimbe con le bolle.   

Il giorno seguente abbiamo ripreso la navigazione all’ alba,   in previsione della traversata del canale di Corinto e dell’arrivo ad Atene. Ci siamo imbattuti in un numeroso gruppo di delfini che ci hanno fatto compagnia per un po’. Non ci stanchiamo mai di guardare queste magiche creature e ci emozioniamo ogni volta..

La giornata è proseguita con altre emozioni: il passaggio del suggestivo canale di Corinto. Siamo stati fortunatissimi, perchè ci viene concesso il passaggio appena arrivati e non abbiamo dovuto perdere tempo in attese. Navigavamo a 6 nodi, seguendo scrupolosamente le istruzioni del portolano mentre osservavamo le imponenti pareti di roccia. Il traffic control ci ha chiamato via radio “Lallona, full speed! Lallona, please proceed full speed!. “Ok sir, full speed”, ed abbiamo continuato quindi full speed fino alla fine del canale. 

I giorni ad Atene

Siamo arrivati ad Atene nel pomeriggio del 2 agosto. Avvicinandoci al porto abbiamo intercettato le rotte di due traghetti, che ci sono passati davanti alzando onde improbabili. E qui abbiamo imparato  a nostre spese una lezione da principianti: mai viaggiare con i boccaporti aperti! Secchiate di acqua sono entrate dentro la barca, bagnando il letto, le lenzuola, asciugamani. 

Arrivati al porto di Zea Marina, nel Pireo,  abbiamo eseguito le formalità amministrative ed abbiamo cenato a base dei soliti souvlaki.

Siamo rimasti ad Atene dal 2 all’8 agosto. I giorni sono passati veloci, in barca c’è sempre qualcosa da fare. 

Capitan Peppe ne ha approfittato per  pulire il teack della barca con un prodotto acquistato a roma, il teak wonder.  Dopo ore di lavoro il risultato é ottimo,  ma con l’ultima vernice di protezione ha sporcato anche il gel coat (la plastica bianca dello scafo) e quindi ha passato altre ore a ripulire lo scafo degli schizzi di vernice. Su mio suggerimento decidiamo di utilizzare il bicarbonato, la mia soluzione per tutto. Infatti   è efficace contro gli schizzi ma ha macchiato il teak, e Peppe si ritrova a dover riiniziare tutto da capo.

Il 3 sera riusciamo ad incontrare mia cugina Emilia, di passaggio ad Atene e il 4 passiamo invece una piacevole serata con la mia cara amica di Bruxelles Eleni, che si è ritrasferita in Grecia qualche anno fa. 

La permanenza ad Atene ci porta anche nuovi amici: I nostri vicini di barca sono due splendide persone che vivono sul loro bellissimo Halberg Rassy da 20 anni e sono quindi pieni di consigli e suggerimenti per noi! Grazie Corinne e Claudio! 

Le bimbe anche hanno fatto amicizia con due bambini di Milano che viaggiano in barca a vela per due mesi con la loro famiglia ed il loro cane. Pochi minuti di imbarazzo iniziale e poi é scoppiata l’ amicizia: si scambiavano racconti di viaggio ed esperienze di vita. Le bimbe giocavano tranquille sul pontile con i loro nuovi amici per la pelle!

Oltre alla manutenzione della barca ed alle pulizie, abbiamo anche trovato il tempo di visitare l’ acropoli ed il bellissimo museo dell’ Acropoli. È triste vedere però come molte parti del Partenone non siano più lí ma al British Museum, dopo che Lord Elgin le asportò e le trasportò in Inghilterra. La Grecia da anni si batte per la romantica restituzione dei marmi, che appartengono a questi luoghi ed a questa luce. È difficile prendere posizione, perché se da un lato il Partenone spogliato ormai di tutte le sue statue e metope lascia proprio l’amaro in bocca, è anche vero che i marmi sono ormai Patrimonio dell’Umanità, e Lord Elgin, seppur con metodi discutibili, li ha comunque salvati dall’incuria e dai saccheggi dei Turchi. 

Il 6 agosto la mia giornata è stata impegnata con l’amministrazione Greca: Per navigare nelle acque greche le imbarcazioni hanno bisogno di un documento, il DEKPA, che viene rilasciato dalle autorità portuali. A Zea Marina l’ufficiale, alla mia richiesta di rinnovo, è sbiancato: “è difficile, è complicato, e ora come facciamo, il Ministero non ci ha dato istruzioni per un caso come il suo…” rimango un po’ perplessa dato che in un porto come Atene non penso di essere la prima a richiedere il rinnovo di un documento obbligatorio per la navigazione. Dopo un po’ di insistenze, riesco ad ottenere la lista dei documenti che mi servono. Tra questi c’è un pagamento di 50 euro all’ amministrazione greca. Qui si apre il dramma, perché per effettuare il pagamento hai bisogno necessariamente di un codice che ti rilascia  il KEP, una sorta di municipio. Mi reco al KEP e quando trovo una persona che parla inglese, mi viene detto che io non lo posso fare perché il documento è intestato a Capitan Peppe e deve essere lui a farlo. Mi dicono però che si può fare online. Esco di lì sconfitta, e guardo il sito che mi hanno dato: è tutto in Greco e non c’é una versione in inglese. Disperata, torno agli uffici di Zea Marine dove le signorine vengono in mio soccorso e mi aiutano con la compilazione del modulo in greco. Con il mio codice finalmente in mano, torno  in banca ed effettuo  il pagamento. Appena ritorno dall’autorità portuale, questa volta con Capitan Peppe per non sbagliare, il funzionario questa volta mi dice che i documenti ci sono tutti, ma lui non può fare il DEKPA subito perché é appena arrivato e si deve ancora prendere il caffè: tornate tra un’oretta che avrò fatto tutto”. 

Il 7 mattina Sofia e Sara salutano i loro nuovi amici, che partono da Atene. È sempre difficile dirsi addio: Iago e Nina magari ci rivedremo in qualche altro porto! 

L’ aereo dei nostri amici Chiara e Andrea ha solo 7 ore di ritardo. Dobbiamo quindi passare un’altra notte ad Atene e quando finalmente arrivano i Borsari andiamo a mangiare in centro. 

L’arrivo dei Borsari.

Partiamo l’8 mattina all’ alba, in direzione di Milos. Purtroppo sappiamo che ci raggiungerà il Meltemi. Abbiamo preso in considerazione varie opzioni ma alla fine abbiamo scelto di passare il tempo in un bel mare, anche se costretti a rimanere fermi da qualche parte. 

La traversata è un pò lunghetta e troviamo anche un po’ di onda. Arriviamo  a Milos verso le 17.00 e iniziamo a fare il giro della parte Sud, per trovare un posto riparato. 

Il mare qui è meraviglioso, con mille sfumature di blu. Le rocce bianche cadono a strapiombo nel mare e la costa forma piccole insenature e archi naturali. 

Dopo qualche tentativo troviamo il posto giusto, una spiaggetta meravigliosa ai piedi di una grande parete di roccia bianca. 

Rimaniamo lì per la notte, e veniamo raggiunti dal Meltemi. Il giorno successivo passiamo la mattinata tra bagni ed esplorazioni alla spiaggetta. Nel pomeriggio andiamo a visitare una bella zona che avevamo intravisto il giorno prima, il Pirate’s Cove. Le piccole grotte regalano dei paesaggi magnifici, rovinati solo dalla presenza di tantissime barchine di turisti. 

La sera ritorniamo al nostro scoglio per una cena in tranquillità. 

La mattina seguente, dato che siamo sempre bloccati dal Meltemi, decidiamo  di scendere a terra, lasciando il Capitano a bordo. Peppe ci accompagna con la canoa, dove mettiamo tutti i nostri vestiti, le scarpe ed i nostri soldi. Una volta a riva ci avventuriamo per le strade di Milos ed arriviamo a Provata, una spiaggia da dove parte un bus locale per Adamantas, il porto di Milos. 

Alla fermata del bus si ferma però un taxi che ci propone di portarci ad Adamantas. Siamo in 7, rispondiamo. 

7… siete tanti, troppi. Poi ci pensa un attimo e dice: vi porto tutti per 25 euro, siete piccolini e poco ingombranti! 

Saliamo tutti al volo e il nostro tassista, Dimitri, é il più eccitato di tutti. Se mi beccano mi fanno un multone!!! e poi si mette ad elencare tutti i giocatori italiani che conosce. 

Adamantas è un porticciolo carino, lì ci fermiamo a mangiare in un ristorante. Poi prendiamo il bus fino a Plaka, il paesino arroccato sulla montagna. L’orario forse non é il migliore per una visita, perché siamo in pieno pomeriggio e fa molto caldo, ma arrivati in cima abbiamo una vista spettacolare di Milos e delle isole limitrofe. Il paesino poi è molto carino, con le sue tipiche casette bianche e blu. Chiara e Andrea decidono di prenotare una casa per passare lí la loro ultima notte prima del traghetto di ritorno. 

Ritorniamo ad Adamantas e cerchiamo Dimitri alla fermata dei Taxi. Appena ci vede peró ci fa capire che non ci pu’o portare perché occorre rispettare la precedenza : Sorry, sorry. Saliamo quindi sul taxi di Michael,  che sempre ci carica tutti, sotto lo sguardo divertito ed incredulo dei turisti. 

Ritorniamo in barca, é il 10 agosto e guardiamo le stelle cadenti.

il giorno seguente il Meltemi ancora non ci da tregua. Questo aumenta le tensioni tra di noi, che vorremmo visitare l’isola ma ci ritroviamo a seguire la decisione insindacabile del capitano. Lo so che non è facile prendere decisioni impopolari ed avere la responsabilità della sicurezza a bordo. Decidiamo comunque di allontanarci un pochino,  e ci ormeggiamo in una caletta vicino, con due cime a terra. Ci sono molti scogli con tantissimi pesci e quindi la nuotata diventa subito divertente. 

La sera decidiamo di comune accordo (ehehehe) di ritornare al nostro scoglio: c’e un bar sulla spiaggia dove ancora non siamo andati a prendere un aperitivo. 

I bimbi decidono di organizzarsi un contro-aperitivo in barca e noi partiamo in canoa. La spiaggia di Firiplaka è molto carina, con gli ombrelloni in paglia e il mare cristallino. 

Ritorniamo in barca per un barbecue e troviamo i bambini, sotto l’occhio attento di Elena, che stanno ripulendo la barca dalle patatine sparse in giro! 

È  l’ultima sera con i Borsari. Ci mettiamo a guardare le stelle, ma come al solito non duriamo molto ed il sonno prende il sopravvento. 

Il giorno seguente, tra una valigia e l’altra, ci facciamo qualche bagno e una sessione di foto con i tuffi: il risultato è veramente buffo, in alcune foto sembra che voliamo sul mare! 

A pranzo mi avventuro con le Arepas, le frittelle venezuelane di farina di mais: un successo! Veniamo poi presi da una risata contagiosa e finiamo per ridere senza motivo ogni volta che diciamo una frase qualsiasi, Ehehe!

Nel pomeriggio riaccompagniamo i Borsari in spiaggia, con i loro zaini e le loro cose. Un ultimo bagno insieme prima dei saluti. Loro si avventurano per la montagna e noi rientriamo in barca. Ci guardiamo da lontano, poi loro spariscono nel bus. 

La barca sembra improvvisamente vuota. Ci sono mille vacanze racchiuse qui, ognuna con una fine e poi un altro inizio. La serata passa in malinconia, con noi quattro che ci ritroviamo nuovamente nella nostra dimensione più familiare. 

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