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Pas de souci, a lezione di français

Ho perso il conto delle volte che in questi sei anni tedeschi mi è stata posta questa domanda “Come mai le tue figlie frequentano una scuola francese?”. Ed allora, prima che lo facciate voi, lo dico subito io: le bimbe, pur essendo italiane e vivendo in Germania,  frequentano una scuola francese perché sono nate in Belgio e hanno iniziato a frequentare a Bruxelles una scuola materna francofona. Quando ci siamo trasferiti in Germania non ho voluto gettarle nel mare in tempesta della lingua teutonica senza il salvagente francese. Inoltre temevo che la prepotente ed ingombrante lingua tedesca avrebbe preso troppo spazio, cacciando piano piano la delicata ed esile cugina francese.

Ho trovato quindi la perfetta via di mezzo, la scuola franco-tedesca. Essendo francese ha finito per essere 80% Française de France e 20% deutsche, ma va bene così.

Questa scelta quasi casuale si è rivelata assai utile, quasi provvidenziale,  quando ci siamo trovati nel limbo della decisione sull’avventura in barca, sulla quale l’educazione delle bimbe aveva, come potete ben immaginare, un ruolo decisivo. Parlando con alcuni amici francesi dei pro e contro dell'”home schooling”  loro ci hanno detto senza indugio “mais pas de souci, il y a le CNED!” E quindi, dato che le lodi al CNED  all’interno della nostra cricca francese si moltiplicavano, ci siamo informati. Effettivamente il CNED è una scuola a distanza riconosciuta dal ministero dell’istruzione francese che impartisce lezioni ai bambini che non frequentano una struttura scolastica. Il bambino viene accompagnato durante tutto l’anno scolastico con lezioni e con verifiche regolari ed arriva a fine anno con una pagella e con il passaggio automatico, salvo problemi, all’anno successivo.

Ne ho parlato con il direttore della scuola e con i professori delle bimbe. Tutti hanno ribadito entusiasti “Mais pas de souci, il ya le CNED”.

E allora siamo a cavallo, abbiamo pensato. Pas de souci, il y a le CNED! Si ma le bimbe le dovrà pur aiutare qualcuno, ho pensato. E Giuseppe, sapiente uomo di mare, aveva già la risposta: “pas de souci” le aiuti tu!

Beh in effetti non è che ci fosse questa enorme scelta, o io o Peppe. Siccome Peppe oltre a “pas de souci” non va, eccola lì che toccava a me.

Però per me la questione non era completamente “sans souci”. Ok che parlo bene il francese, ma immergermi in pronomi, avverbi, determinanti etc non è proprio una sciocchezza.

E allora, pas de souci, la mia fedele cricca di “frenchies” mi ha subito trovato una professoressa perfetta. Ho contattato la mia amata Aurelià, che, quando le ho detto che volevo fare solo ed esclusivamente grammatica mi ha guardato con due occhi sbarrati e si è presa due settimane di tempo per rifletterci su. Poi è tornata da me e ha detto che era felice di prepararmi all’anno in barca. Anche se temo che ogni volta che ci vediamo, quando iniziamo a filosofeggiare sui condizionali o sui pronomi esclamativi, un po’ si penta della scelta.

Sono quattro mesi quindi che, come una scolaretta, mi sono addentrata nella strada senza ritorno (e senza logica) della grammatica francese. Mais pas de souci, perchè, come dice lo scrittore francese Erik Orsenna,  la grammatica è solo una canzone dolce che ci insegna, come per magia, a giocare con le parole.

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